Tra il Gran Sasso e la Maiella si custodisce una delle più grandi riserve idriche dell’Appennino e tra le più importanti d’Italia con 200 comuni su 305 classificati come montani. Eppure l’Abruzzo è la regione del grande paradosso: oltre il 60% dell’acqua immessa nelle reti si disperde prima di arrivare ai rubinetti.
Intanto,i sei gestori pubblici tornano tutti in utile (circa +14 milioni complessivi), mentre il territorio continua a convivere con perdite record, interruzioni, costi energetici pesanti e bollette spesso oltre la media nazionale. Infatti, nel 2024 sono stati consumati 96 milioni di metri cubi, sei milioni in più rispetto all’anno precedente, nonostante la popolazione sia leggermente diminuita.
E quindi, quanto di quell’aumento è consumo reale e quanto è acqua dispersa?
Perdite oltre il 50%: il vero nodo critico del sistema idrico abruzzese
A fotografare il quadro è l’Ersi, ente di supervisione guidato da Luigi Di Loreto. Secondo l’ultima relazione, la dispersione idrica supera il 50% in quasi tutto il territorio regionale, con punte superiori al 70%. Si parla infatti di “criticità diffusa” . Più della metà dell’acqua immessa in rete non arriva ai rubinetti. Ed è qui che il paradosso diventa emergenza.
In Abruzzo operano sei gestori pubblici del servizio idrico integrato: Aca, Ruzzo Reti, Cam, Gsa, Saca e Sasi. Complessivamente gestiscono 721.511 utenze, dalle sorgenti fino alle fognature. Sulla carta, una pluralità che dovrebbe garantire capillarità. Nella realtà, un sistema frammentato che fatica a fare sistema.
Tre società sono classificate nella peggiore categoria di merito (“classe E”). Il dato più critico è quello della Saca, con perdite al 75,70%. Il migliore è quello della Ruzzo Reti (40,90%), ma comunque in peggioramento rispetto al 2023.
L’auspicio è che i fondi Pnrr destinati all’ammodernamento delle condotte e alla digitalizzazione delle reti possano ridurre drasticamente lo spreco. Ma al momento i numeri raccontano una realtà allarmante. Finché la dispersione resta così alta, ogni “aumento di consumo” rischia di essere un’illusione: più acqua immessa non significa automaticamente più acqua consegnata.
Intanto, mentre si discute di riforme e tagli ai gestori, i cittadini pagano bollette più alte della media nazionale e in molte zone convivono con interruzioni e disservizi.
Bilanci in crescita ma con bollette alte e costi energetici fuori controllo
L’ultimo report Ersi parla di un “significativo miglioramento” economico-patrimoniale dopo la crisi energetica del biennio precedente. Il sistema torna finalmente a respirare: l’utile complessivo delle sei società vale circa 14 milioni, il doppio dell’anno prima.
Spiccano Cam con 5.954.650 euro; Aca con 3.693.872 euro e Gsa con 2.981.901 euro.
Un sistema davvero efficiente dovrebbe tradurre gli utili in investimenti strutturali visibili, in riduzione delle perdite, in meno interruzioni. Invece l’Ersi certifica che le criticità restano diffuse e profonde.
Invece,le interruzioni del servizio in Abruzzo risultano “peggiori e distanti” rispetto alla media italiana. Ad esempio, Cam supera le 2.000 ore di interruzione. Sasi sfiora le 950, Aca oltre 560. In una regione ricca di acqua, ma che non conosce la continuità del servizio idrico.
Per non parlare dei costi energetici, che hanno raggiunto oltre 41 milioni nel 2024. A tal proposito è importante sottolineare nessuna delle sei società ha sviluppato una reale autoproduzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, mini-idroelettrico). Allo stesso tempo, non è stata messa in campo nessuna strategia concreta di riduzione dei consumi energetici.
Il risultato? Costi strutturalmente alti che inevitabilmente si riflettono sulle bollette.
Tanto che in Abruzzo per un consumo standard di 150 m³/anno, si paga da 350 euro a oltre 550 euro, mentre la media nazionale è 374 euro. Solo Ruzzo Reti resta sotto la media italiana. Più alte, invece, le spese in aree servite da Gsa e Cam.
E sul fronte qualità/obiettivi? Il saldo Arera tra premi e penalità è negativo: tranne Ruzzo Reti, tutti gli altri gestori hanno ricevuto penalità per 894.388 euro (biennio 2022-2023).
L’Ersi boccia anche i tempi di incasso: mediamente quasi 10 mesi, anche se in lieve miglioramento. Sul fronte opposto, anche i tempi di pagamento dei debiti risultano elevati. La spiegazione è circolare e pericolosa. Una riscossione inefficiente, comporta meno liquidità, pagamenti più lenti e quindi ulteriore tensione finanziaria.
2 sub-ambiti tra Gran Sasso e Maiella: la proposta di legge di Sospiri
La proposta di legge regionale presentata dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri punta a ridurre i sei gestori attuali a due sub-ambiti, delimitati dai bacini del Gran Sasso e della Maiella.
L’obiettivo è ottenere economie di scala, maggiore efficienza e qualità del servizio.
Se la riorganizzazione non verrà completata entro la scadenza delle concessioni (31 dicembre 2027, tranne Gsa che scade nel 2031), si rischia l’avvio delle gare e l’ingresso dei privati nel sistema idrico regionale.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato chiaramente: servono meno gestori, più robusti. La sfida sarà modernizzare un sistema che oggi disperde oltre il 40% della risorsa più preziosa della regione.
La riduzione dei gestori basterà, da sola, a risolvere un problema strutturale che dura da decenni?
Sostanzialmente questo paradosso che vive l’Abruzzo non è solo tecnico. È anche politico e strategico.Non manca l’acqua. Manca principalmente una visione che metta insieme investimenti, energia, efficienza e controllo reale delle reti.





