La frutta è sugli alberi, l’uva è pronta nei filari, gli ortaggi maturano. Ma nei campi mancano le braccia. In Abruzzo l’emergenza manodopera agricola non rappresenta più un problema stagionale. Ormai è diventata una questione strutturale. Ad oggi il rischio non è solo perdere una raccolta, ma compromettere la tenuta economica di un intero settore strategico.
L’agricoltura abruzzese non può vivere alla giornata. Perché quando salta una raccolta, non è solo un problema per l’azienda. Rappresenta un danno per l’intera filiera, per l’export, e per l’economia regionale.
Aziende pronte ad assumere, ma manca la manodopera
L’allarme arriva da Cia Abruzzo. Per la confederazione servono formazione, regole chiare, integrazione territoriale. Senza interventi strutturali, il sistema non reggerà.
“Ci troviamo in una situazione paradossale”, denuncia Nicola Sichetti, presidente Cia Abruzzo. “Le imprese sono pronte ad assumere regolarmente, ma i lavoratori mancano o spesso si presentano e poi abbandonano dopo un giorno”.
Il risultato? Molti ritardi nella raccolta, perdite di prodotto con conseguente aumento dei costi. E soprattutto sono assenti alternative immediate.
Il problema non è solo quantitativo, ma anche organizzativo e qualitativo. Oltre 105.000 lavoratori stranieri impiegati in Italia risultano classificati come personale non qualificato in agricoltura e manutenzione del verde, tra le professioni più richieste del 2025.
Molti scelgono il lavoro agricolo senza una reale consapevolezza delle condizioni operative, come fatica fisica, ritmi intensi, stagionalità. Di conseguenza, il tasso di abbandono nei primi giorni è alto.
Resta anche il tema del lavoro sommerso e del caporalato. Fenomeni che alterano la concorrenza e penalizzano le imprese sane. Per questo rafforzare i controlli non è solo una questione etica: è una misura economica. Senza legalità, il mercato agricolo si distorce e chi investe nella trasparenza paga il prezzo più alto.
In altre parole, il lavoro agricolo è diventato socialmente poco attrattivo? O è il sistema di ingresso e formazione a non funzionare?
I numeri del settore agricolo parlano chiaro
Secondo l’Ufficio Studi CGIA, l’agricoltura è il settore italiano con la più alta incidenza di lavoratori stranieri: nel 2025 il 42,9% delle nuove assunzioni riguarda manodopera non italiana. Parliamo di oltre 184.000 ingressi nel comparto agricolo, quasi un lavoratore su due.
Il dato racconta una verità scomoda: il settore agricolo vive oggi di forza lavoro straniera. Non si tratta più di integrazione temporanea, ma di dipendenza strutturale.
Anche l’Abruzzo è pienamente coinvolto:
- +102,3% di assunzioni di lavoratori stranieri tra il 2017 e il 2025
- da 11.810 a 23.890 ingressi annui
- nel 2025, il 19,3% delle nuove assunzioni regionali riguarda stranieri
Numeri che certificano una crescente carenza di manodopera locale. Anche se il comparto agricolo abruzzese è tutt’altro che marginale:
- oltre 83.900 occupati
- circa il 3% del totale nazionale
- +31,17% di crescita del valore aggiunto
- 41,8% di imprenditrici autonome
- 19% delle imprese regionali
Una punta forte è il settore vitivinicolo con 3-4 milioni di ettolitri annui e l’ortofrutta con 5 milioni di quintali. Un sistema produttivo vitale, che però rischia di rallentare per la mancanza di manodopera.
Nel frattempo, la FAO ha proclamato l’anno 2026 come “Anno internazionale dei pascoli, dei pastori e delle donne agricoltrici”, riconoscendo il valore economico, ambientale e sociale dell’agricoltura rurale. Un segnale importante. Ma senza lavoratori, anche il riconoscimento internazionale resta simbolico.
Formazione, legalità e integrazione: ecco serve per evitare il tracollo
Al fine di evitare il collasso, la Cia Abruzzo traccia un cambio concreto e la costruzione di un sistema che funzioni.
Innanzitutto è necessaria una formazione mirata e immediata. Percorsi brevi ma efficaci, capaci di preparare davvero i lavoratori alle condizioni nei campi. Si tratta di corsi non teorici, ma di veri strumenti operativi per ridurre abbandoni e improvvisazione.
Soprattutto, serve sostegno alle aziende che operano nella legalità. In un settore dove quasi metà della forza lavoro è straniera, agevolazioni fiscali e contributive per chi assume regolarmente sono fondamentali. Il lavoro regolare deve essere competitivo rispetto a quello irregolare.
E infine, importante anche un’ integrazione territoriale strutturata. Serve pieno coordinamento tra centri per l’impiego, comuni, terzo settore e cooperative che gestiscono i flussi migratori. I lavoratori stranieri sono ormai parte stabile del mercato del lavoro. Dunque, accompagnarli verso percorsi legali e qualificati è una necessità economica, non solo sociale.





