Pochi giorni fa, si sono chiuse le procedure di iscrizione per l’anno scolastico 2026/2027 e la regione Abruzzo si conferma una delle regioni più “liceali” d’Italia. Dai dati sulle iscrizioni alla scuola secondaria di secondo grado per l’anno scolastico 2026/2027 si mostra una tendenza chiara nelle scelte degli studenti: sempre più scelgono il liceo, mentre istituti tecnici e professionali restano indietro.
Una scelta che, se da un lato riflette aspirazioni culturali e universitarie, dall’altro solleva interrogativi profondi sul futuro del sistema produttivo, sulla formazione tecnica e sul rapporto tra scuola, lavoro e territorio.
Abruzzo sopra la media nazionale nella scelta dei licei
Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, il 61,76% degli studenti abruzzesi sceglie un liceo. Parliamo di un valore nettamente superiore rispetto alla media nazionale del 55,88%.
inoltre, i dati delle iscrizioni mostrano uno sbilanciamento evidente nella distribuzione delle scuole:
- Licei: 61,76%
- Istituti tecnici: 29,31%
- Istituti professionali: 8,93%
Tra i licei emerge senza discussione il primato dello Scientifico, che domina il panorama scolastico abruzzese. L’interesse verso l’area scientifica supera il 30% delle iscrizioni, consolidando il ruolo di indirizzo più scelto.
Secondo Elisabetta Merico, segretaria generale Cisl Scuola Abruzzo Molise, il motivo è semplice:
«Lo Scientifico offre una preparazione versatile, adatta sia agli studi umanistici sia a quelli scientifici».
In altre parole, rappresenta una scelta prudente: non chiude porte, lascia aperta la strada verso l’università e permette di rimandare la decisione professionale.
Invece il Classico, pur restando sopra la media nazionale, registra numeri molto inferiori allo Scientifico: quasi tre studenti allo Scientifico per ogni iscritto al Classico. Mentre gli altri indirizzi liceali, come Linguistico, Scienze Umane, e Artistico, restano delle scelte mirate legate principalmente a interessi specifici, più che percorsi dominanti.
E gli Istituti Tecnici e Professionali dove si trovano?
E’ importante sottolineare il confronto con l’Italia che evidenzia una differenza significativa soprattutto nei percorsi professionalizzanti. A livello nazionale i professionali raggiungono il 13,28%, mentre in Abruzzo restano sotto il 10%, segno di una debole attrattività dell’istruzione orientata direttamente al lavoro.
Il risultato è un sistema formativo regionale fortemente orientato verso percorsi generalisti, spesso pensati come passaggio obbligato verso l’università.
Gli istituti tecnici in Abruzzo si fermano al 29,31%, sotto la media nazionale. Mentre, alcune regioni del Nord raccontano una storia diversa: in Veneto, ad esempio, i tecnici raggiungono il 39,17%.
Ancora più evidente il divario nei professionali dove l’Abruzzo conta solo il 8,93%, rispetto al 13,28 dell’Italia.
Tra gli indirizzi professionali più scelti figurano:
- Enogastronomia e ospitalità alberghiera: 3,09%
- Manutenzione e assistenza tecnica: 2,11%
- Servizi socio-sanitari: 0,87%
Numeri che evidenziano una scarsa attrattività di percorsi pensati proprio per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Secondo l’analisi sindacale, il problema nasce anche da una percezione sociale diffusa.
«Molti studenti temono che un ingresso precoce nel mondo del lavoro sia poco remunerativo e poco stabile».
Il liceo diventa così una scelta difensiva, non necessariamente vocazionale.
Una valida e possibile alternativa sono i percorsi 4+2. Infatti, tra le novità emergenti c’è la crescita dei percorsi tecnologico-professionali quadriennali “4+2”, che combinano scuola e formazione tecnica superiore. A livello nazionale le iscrizioni sono raddoppiate:
- da 5.449 a 10.532 studenti
- oltre 20.000 studenti coinvolti nei percorsi quadriennali
In Abruzzo l’offerta IFTS è arrivata a 24 percorsi, favorendo un maggiore interesse per questa filiera. Il modello è considerato più flessibile rispetto ai tradizionali percorsi professionali, anche se resta sotto osservazione per possibili effetti su organici e tempo scuola.
Il vero problema arriva dopo: la fuga dagli atenei abruzzesi
La tendenza liceale si intreccia con un altro fenomeno preoccupante: la fuga dagli atenei regionali. Secondo il rapporto del Milan Higher Education Observatory, tra il 2015 e il 2025:
- gli studenti universitari in Abruzzo sono diminuiti del 24%
- nello stesso periodo in Italia sono aumentati del 19%
Gli iscritti alle università italiane superano oggi 2,3 milioni, ma la crescita è concentrata soprattutto nel Nord. A pesare sono diversi fattori come mobilità studentesca verso il Centro-Nord, maggiori opportunità lavorative nelle regioni settentrionali, il costo degli alloggi universitari e soprattutto la denatalità.
Secondo Liborio Stuppia, rettore dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, la diminuzione degli studenti non dipende dalla qualità dell’offerta formativa.Negli ultimi anni sono stati introdotti comunque nuovi corsi magistrali e rafforzate le collaborazioni con le aziende, ma resta la sfida di rendere gli atenei regionali più attrattivi
Un fenomeno parallelo è però la crescita delle università online.
Negli ultimi anni le telematiche hanno registrato un aumento del 460,5% degli iscritti. Un boom legato a diversi fattori, come l’aumento del costo della vita, il caro affitti nelle città universitarie e una maggiore flessibilità per studenti lavoratori. Questo cambiamento sta trasformando il sistema universitario italiano e ridefinendo la competizione tra atenei.
I dati sulle iscrizioni scolastiche e universitarie raccontano molto più di una semplice preferenza formativa.
Raccontano quale è la percezione del mercato del lavoro, il peso delle aspettative familiari, la distanza tra scuola e sistema produttivo e il costante divario tra Nord e Sud.
In Abruzzo, il dominio dei licei mostra una generazione che punta sull’università come principale via di realizzazione.Ma se il sistema produttivo continua a chiedere tecnici e competenze specializzate, la domanda resta aperta: chi lavorerà nelle imprese del territorio tra dieci anni?





