Droni, terrorismo, energia, bollette e industria. Il conflitto che si sta consumando in Medio Oriente non riguarda solo gli equilibri geopolitici globali. Anzi può avere conseguenze concrete anche per territori apparentemente lontani come l’Abruzzo.
Il conflitto in Medio Oriente distante migliaia di chilometri. Eppure i suoi effetti stanno già attraversando i mercati globali e arrivano fino alle imprese italiane. Anche in Abruzzo.
Dalla sicurezza delle infrastrutture strategiche fino al costo dell’energia per le imprese, passando per il rischio terrorismo e le catene di approvvigionamento industria.
Seppur lontano geograficamente, le sue conseguenze economiche e strategiche del conflitto sono già dentro l’Europa. E territori industriali come l’Abruzzo rischiano di sentirne gli effetti molto prima di quanto si pensi.
Italia e Abruzzo sono al sicuro?
Secondo Antonio Teti, docente di Cyber Intelligence e Big Data all’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara ed esperto di sicurezza informatica, il rischio militare diretto per l’Italia è molto basso.
I droni utilizzati nel conflitto tra Iran e Israele non hanno autonomia sufficiente per raggiungere l’Europa.
Questo non significa però che lo scenario sia privo di rischi. L’Iran è un contesto geopolitico collegato a diverse reti e cellule terroristiche diffuse a livello internazionale. Di conseguenza il conflitto potrebbe alimentare azioni terroristiche indirette, come attentati in Europa. Le agenzie di intelligence italiane hanno già innalzato il livello di attenzione su:
- ambasciate e sedi istituzionali
- infrastrutture strategiche
- aeroporti e stazioni ferroviarie
- luoghi turistici e grandi eventi
Secondo Teti, anche l’Abruzzo possiede obiettivi sensibili. Tra i siti di interesse strategico citati dall’esperto figurano Leonardo e Telespazio. Si tratta di due realtà del territorio che operano nel settore aerospaziale e satellitare.
E in uno scenario di tensione internazionale, questi poli tecnologici potrebbero essere considerati infrastrutture critiche, motivo per cui i livelli di sicurezza vengono rafforzati.
Il professore Antonio Teti invita comunque a non alimentare allarmismi:
«Bisogna continuare a vivere normalmente, senza psicosi. Ma mantenendo attenzione in luoghi affollati come stazioni, aeroporti e grandi eventi».
Il fronte energia dell’Abruzzo rischia di pagare il prezzo
Se il rischio militare appare remoto, l’impatto economico della guerra potrebbe essere molto più concreto. Il conflitto in Medio Oriente arriva in un momento delicato per l’Europa. La guerra tra Russia e Ucraina aveva già messo in crisi il Green Deal europeo, costringendo i Paesi UE a rivedere le strategie energetiche.
Il punto cruciale è lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% dell’energia mondiale tra petrolio e gas liquefatto (GNL).Un eventuale blocco o rallentamento dei traffici energetici in quell’area potrebbe generare effetti immediati a catena sui mercati globali. E le conseguenze non si fermerebbero alla benzina.
Secondo Ezio Rainaldi, presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno, i primi effetti si stanno già vedendo. Il prezzo dell’energia elettrica è passato in pochi giorni da 107 euro/MWh a 165 euro/MWh. Parliamo di un aumento del 54,85% in appena quattro giorni.
Dall’altra parte anche il gas ha superato i 60 euro al megawattora, ai livelli più alti dal 2022.
Il timore è che l’aumento dei costi energetici possa avere un effetto a cascata sull’intero sistema produttivo. Derivati come metanolo e ammoniaca, fondamentali per fertilizzanti agricoli, industria chimica e produzione della plastica che potrebbero subire forti rincari. Quindi il risultato sarebbe un aumento dei costi dall’industria fino ai prodotti alimentari.
Dunque, perché le imprese abruzzesi sono vulnerabili? L’Italia dipende dall’estero per circa il 75% dell’energia che consuma.
In un Paese manifatturiero questo significa una cosa semplice: se l’energia aumenta, aumenta tutto. E soprattutto in territori industriali come l’Abruzzo, dove operano distretti energivori come la Val di Sangro, questo scenario può tradursi in:
- aumento dei costi di produzione
- rallentamento delle filiere
- perdita di competitività
Inoltre, Rainaldi mette in guardia dai rischi derivanti dal conflitto,chiedendo misure strutturali per stabilizzare il mercato.
Infatti, secondo Confindustria è necessario accelerare su politiche energetiche più stabili. Tra le proposte c’è la gas release, un meccanismo che permetterebbe di destinare alle imprese di energia una quota della produzione nazionale di gas, riducendo la dipendenza dalle oscillazioni dei mercati internazionali. Si chiede anche l’applicazione immediata delle misure previste dal decreto Bollette, tra cui la sterilizzazione del costo ETS nella produzione elettrica.
Il “modello Abruzzo” energetico: opportunità o nuova divisione?
Secondo l’analisi dell’amministratore delegato di LnEnergy, Francesco Di Luca, una crisi nel Golfo potrebbe produrre nuovi effetti globali. Tanto che in questo scenario entra anche il dibattito sul giacimento di gas di Colle Santo, vicino al lago di Bomba.
Secondo LnEnergy, si tratta del più grande giacimento di gas a terra non sfruttato in Italia, con circa 3 miliardi di metri cubi di riserve.
Francesco Di Luca propone un polo energetico regionale. Il progetto punta a liquefare il gas, produrre GNL destinato ai trasporti pesanti e marittimi e creare una filiera energetica regionale. L’obiettivo è costruire un “modello Abruzzo”, diverso dal cosiddetto modello Basilicata basato sulle royalties petrolifere.
Allo stesso tempo questo progetto è divisivo Da una parte c’è chi vede un’opportunità di sicurezza energetica, sviluppo industriale e riduzione delle importazioni. Mentre dall’altra ambientalisti e movimenti territoriali temono un nuovo ciclo di sfruttamento delle risorse fossili in una regione che si definisce “verde”.
Il conflitto in Iran dimostra una realtà: nel mondo globalizzato non esistono guerre davvero lontane. Anche una regione apparentemente periferica come l’Abruzzo può essere coinvolta attraverso sicurezza delle infrastrutture strategiche, terrorismo internazionale, costo dell’energia e catene industriali globali.
Sostanzialmente, il nodo importante è capire quanto un territorio sia preparato a gestire le conseguenze economiche e geopolitiche di un mondo sempre più instabile.





