Famiglie abruzzesi sempre più indebitate

Il caro vita sta riscrivendo l’economia domestica. Arrivare a fine mese non è più una difficoltà isolata, ma una condizione sempre più diffusa. In Abruzzo, come nel resto d’Italia, le famiglie si stanno indebitando non per investire, ma per vivere.

Mutui, affitti, bollette, spesa alimentare, scuola e attività dei figli. Tutte le uscite fisse assorbono ormai gran parte del reddito. E quando non basta, si ricorre al credito.

Il dato più significativo arriva dall’analisi FABI, sindacato bancario. Nel 2025 i prestiti alle famiglie in Abruzzo sono saliti a 9,75 miliardi di euro, con un aumento del +2,8%. Un segnale che non parla di crescita, ma di fragilità economica crescente.

Prestiti in aumento per le famiglie abruzzesi: crescita o campanello d’allarme?

Famiglie abruzzesi sempre più indebitate

Il boom del credito nasconde una crisi silenziosa. A livello nazionale, i prestiti alle famiglie hanno superato i 604 miliardi di euro, con un incremento del +4% in un anno.

Ma il dato più preoccupante riguarda il credito al consumo, cresciuto del +4,5%: non un segnale positivo, ma la prova che sempre più famiglie utilizzano i prestiti per coprire spese quotidiane. Da un lato c’è chi accende mutui per pianificare e investire, dall’altro c’è chi si indebita per sopravvivere. 

In Abruzzo questo equilibrio si sta rompendo, con un numero crescente di nuclei familiari che usa il credito come strumento di resistenza economica.

Secondo l’Associazione consumatori Abruzzo, il fenomeno più preoccupante riguarda il ceto medio, che fino a pochi anni fa viveva in condizioni stabili.

Oggi le famiglie con uno o due stipendi, i pensionati e lavoratori con redditi medi si trovano a non riuscire più a sostenere le spese mensili.

Per non parlare che chi ha ancora accesso al credito si indebita di più. Ed è proprio questo ad esporlo al rischio di sovraindebitamento e default familiare. Le richieste per accedere alle procedure di “fallimento del consumatore” sono infatti in aumento.

Prezzi fuori controllo tra inflazione e speculazioni

Carburanti e alimentari sotto accusa con il rincaro dei prezzi. Infatti, le associazioni denunciano una forte speculazione sui beni essenziali come carburanti, generi alimentari e bollette energetiche. 

Addirittura in alcuni casi, i prezzi sono aumentati fino al 100%.

Un peso che cade sulle spalle delle famiglie abruzzesi. Ad esempio, se una famiglia ha da pagare un mutuo di 800-900 euro, con una spesa alimentare di circa 400 euro più le bollette e altre spese, praticamente con due stipendi da 1.500 euro, non solo non risparmia, ma spesso non arriva a fine mese.

A tal proposito, secondo la Cgil Abruzzo Molise, il problema principale è chiaro:
i salari non hanno tenuto il passo con l’inflazione. Nel periodo 2022-2024 infatti l’inflazione è salita fino al 17%, mentre i contratti sono rimasti fermi o con aumenti minimi.
Risultato: una perdita significativa del potere d’acquisto.

Parliamo di un effetto a catena con meno reddito disponibile, meno consumi e più indebitamento. Un circolo vizioso che rischia di bloccare l’economia reale.

Una società sempre più fragile: quali soluzioni servono davvero?

C’è un dato che fotografa meglio di tutti la situazione: il 10% degli abruzzesi rinuncia alle cure mediche per motivi economici.

In sostanza non possiamo parlare solo di una crisi economica, ma di una vera e propria crisi sociale.

Di conseguenza non bastano interventi temporanei.  Le richieste sono chiare. E’ necessario un aumento dei salari, il rinnovo dei contratti, una riduzione della pressione fiscale, maggior controllo su prezzi e speculazioni, una revisione delle accise e un’ ampliamento dei bonus legati all’ISEE. 

Secondo i sindacati, non servono “manovre tampone”, ma interventi strutturali sul reddito e sul costo della vita.

I dati sull’indebitamento sono un indicatore sociale importante. Quando il ceto medio si impoverisce, le famiglie si indebitano per vivere, si rinuncia anche a cure e qualità della vita. Tutto questo significa che il sistema sta perdendo equilibrio.

L’Abruzzo oggi è lo specchio di una tendenza nazionale: si lavora tanto, ma non basta più.

E allora la riflessione è inevitabile: quanto può reggere un sistema in cui il debito diventa necessario per vivere?

Perché quando il credito non serve più a crescere, ma a sopravvivere, il problema non è finanziario: è strutturale.

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