C’è un momento dell’anno in cui i borghi abruzzesi smettono di essere solo luoghi e tornano ad essere memoria viva. È la Settimana Santa.
Nella provincia di Pescara, tra Penne, Loreto Aprutino e Pianella, si rinnova un patrimonio fatto di riti secolari, simboli, musica e silenzi che parlano ancora oggi.
Tra cortei all’alba, incappucciati, statue storiche e rappresentazioni popolari, il territorio si trasforma in un palcoscenico unico. Che rispecchia anche un’identità collettiva, quasi persa.
Penne: il fascino unico della processione degli incappucciati
Il momento più suggestivo arriva prima dell’alba. Alle 4 del mattino di Venerdì Santo parte la suggestiva processione degli incappucciati. Il centro storico di Penne si riempie di passi lenti, tamburi scordati e luci soffuse delle lanterne.
In un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo, il rito degli incappucciati non si guarda soltanto, ma si vive.
La processione pennese è tra le più antiche e scenografiche d’Abruzzo. E le sue origini risalgono al XV secolo, ma fu ufficializzata nel 1570 da Padre Girolamo da Montefiore.
Elemento centrale è il “Copertone”, la coperta funebre su cui è adagiato il Cristo morto. Ricami in oro e argento, su velluto nero. Un pezzo davvero unico di grande valore artistico. Accanto, i simulacri della Passione e la Vergine Addolorata completano un corteo di forte impatto emotivo.
La giornata del Venerdì Santo si sviluppa in diversi momenti:
- apertura del Santo Sepolcro e esposizione dei simulacri
- esecuzione del Miserere con coro cittadino
- processione serale del Cristo Morto e della Madonna Addolorata alle ore 19: 00
Un percorso lungo, che attraversa tutto il centro storico della città, da Colle Sacro a Colle Castello.
Loreto Aprutino: oltre cento figuranti per la Passione di Cristo
Una delle rappresentazioni più suggestive d’Abruzzo della Settimana Santa, si trova anche a Loreto Aprutino. Qui il Venerdì Santo prende forma una processione storica molto partecipata.
Oltre 100 figuranti ricostruiscono la Passione di Cristo lungo le vie del borgo.Un evento che unisce teatro, fede e tradizione popolare.
Tra gli elementi più preziosi c’è la statua lignea del Cristo sulla croce del ‘700, realizzata da Francesco Conti. Un simbolo identitario per tutta la comunità.
Si parte dalla chiesa di San Pietro, attraversando tutto il centro storico, concludendo poi con le esecuzioni musicali sacre. Immancabile, uno dei momenti più intensi della processione, il Miserere e l’aria “La profezia di Isaia” del maestro Nicola Hansalik Samale e la voce di Letizia Triozzi.
A Pasqua teatro popolare e satira a Pianella
A Pianella la Settimana Santa si chiude con un evento completamente diverso.Se Penne e Loreto rappresentano la spiritualità, Pianella porta in scena la tradizione popolare.
La domenica di Pasqua torna alle ore 17.00, “Lu Bbongiorne”, una rappresentazione teatrale popolare giunta alla 26ª edizione.
Un mix tra corteo storico, teatro itinerante e versi ironici e satirici. Un’evento tra il sacro e il profano. Si alternano giullari e musici, le “balconate” teatrali e soprattutto la celebre “Predeche de S. Zelvestre”, con satira sociale.
Un momento che rompe la solennità dei giorni precedenti e riporta la comunità alla dimensione conviviale. Alle ore 22 prende vita la versione popolare: cantori per le strade, strofe pungenti e tradizione orale. Un rito collettivo che mescola festa e identità.
In un tempo veloce, queste celebrazioni impongono un ritmo diverso. Lento, profondo, comunitario. Si tratta in sostanza di entrare in una storia lunga secoli, vivere un’esperienza autentica e riscoprire il senso di comunità.
E forse, per qualche ora, fermarsi davvero, per comprendere il significato dei gesti.





