Redditi in Abruzzo: la mappa che divide la regione

C’è un dato che colpisce più di tutti: in Abruzzo esiste un solo comune sopra i 27mila euro di reddito medio annuo. Parliamo del comune di Rocca di Mezzo.

Dall’altra parte della classifica, ci sono Corvara e Ofena che invece restano sotto i 13mila euro.

Non è solo una classifica. È una fotografia netta di una regione che non cresce in modo uniforme. Allo stesso tempo, si divide sempre più tra territori che producono ricchezza e altri che fanno fatica a restare in piedi.

Rocca di Mezzo: il modello con i redditi più alti

Redditi in Abruzzo: la mappa che divide la regione

Rocca di Mezzo, con poco più di 1.300 abitanti sull’Altopiano delle Rocche, è oggi il comune più ricco d’Abruzzo, visti gli oltre 27mila euro di reddito medio dei cittadini.

Il motivo non è casuale.Qui si incrociano tre fattori chiave come: 

  • turismo attivo tutto l’anno

  • seconde case di professionisti, soprattutto romani

  • un tessuto economico diffuso con circa 160 partite Iva

Il risultato è un’economia dinamica, sostenuta da flussi costanti e non più stagionali. Difatti,  il vero punto di forza non è solo il turismo, ma la sua continuità. Non riguarda solo inverno o estate, ma le presenze sono distribuite durante tutto l’anno.

Eppure, anche chi amministra invita alla cautela, perché senza servizi e investimenti, il rischio poi è di  fermarsi.

L’altra Abruzzo: redditi bassi e spopolamento

Se si scende nella parte bassa della classifica, lo scenario cambia radicalmente.

Corvara e Ofena, ad esempio, presentano redditi sotto i 13mila euro, con una popolazione anziana ed quindi un’economia legata a pensioni e piccola agricoltura. 

Qui il problema non è solo economico. È strutturale. Meno abitanti significa:

  • meno lavoro

  • meno servizi

  • meno attrattività

Un circolo che si autoalimenta e rende difficile invertire la rotta.

Per anni si è pensato che la costa fosse il motore economico e l’entroterra il punto debole. Oggi non è più così. Infatti, la classifica racconta un Abruzzo diverso. I comuni montani turistici sono ai vertici, ci sono aree industriali solide come Fara San Martino e zone “satellite” vicino ai grandi centri in crescita. 

Nel frattempo, molte città costiere restano in una fascia media tra 19mila e 22mila euro.

Una regione spaccata: il vero problema è la polarizzazione

Il dato più preoccupante non è chi sta in alto o chi sta in basso. È la distanza tra i due. Pare avere due Abruzzi nello stesso territorio. 

Da una parte, ci sono turismo, servizi e industria forte. Dall’altra, invece, piccoli borghi, popolazione anziana ed economie deboli. 

Di fatti, dove si produce, il reddito resta. Un esempio, è il caso Fara San Martino. I grandi pastifici come De Cecco, Delverde e Cocco garantiscono occupazione stabile e redditi più alti.

Un messaggio importante quindi: dove l’economia è strutturata, il benessere si distribuisce.

Nonostante tutto però, la forbice si allarga e rende sempre più difficile parlare di una regione omogenea.

D’altro canto, le classifiche aiutano a capire, ma non spiegano tutto.

Anche nei comuni più ricchi esistono sacche di difficoltà. E come sottolineano alcuni amministratori: “c’è chi guadagna molto e chi resta indietro”.

In alcuni casi, fattori come centri di accoglienza, popolazione non attiva ed economie non dichiarate possono alterare la percezione reale.

A questo punto, la recente fotografia della regione apre una riflessione più ampia. Non basta crescere, ma bisogna capire come si cresce.

Per ridurre il divario servono:

  • investimenti nei servizi

  • infrastrutture nelle aree interne

  • sostegno a turismo e imprese locali

Se una parte corre e l’altra resta ferma, il rischio è quello di una regione sempre più frammentata. E a pagarne il prezzo, alla lunga, è tutto il territorio abruzzese.

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