“Non si può curare senza rispetto”, è questo il messaggio forte partito da Pescara, soprattutto quando chi cura diventa il bersaglio.
Difatti, c’è un’immagine che resta più di tutte: una camminata silenziosa, composta, ma carica di significato. Non una protesta urlata, ma un gesto concreto, visibile, condiviso.
A Pescara, ieri, gli infermieri sono scesi in strada non per chiedere, ma per ricordare qualcosa che dovrebbe essere scontato. ossia chi cura merita rispetto.
L’evento, intitolato “Passi di cura, passi di rispetto”, è stato organizzato dall’OPI – Ordine delle Professioni Infermieristiche di Pescara, e ha trasformato le vie della città in un luogo di riflessione collettiva su un tema sempre più urgente.
Violenza sugli operatori sanitari: un fenomeno in crescita
Negli ultimi anni, le aggressioni al personale sanitario sono aumentate in modo evidente. Non si tratta solo di episodi isolati, ma di una tendenza che coinvolge ospedali, pronto soccorso e servizi territoriali.
Aggressioni verbali, minacce, violenze fisiche. Tutto questo entra ogni giorno nei luoghi dove dovrebbe esserci cura.
E il problema non riguarda solo chi lavora nel sistema sanitario. Perché quando un operatore viene colpito, si incrina anche la qualità dell’assistenza.
D’altro canto, la tensione crescente nei contesti sanitari non nasce dal nulla. Purtroppo, le lunghe liste d’attesa, le carenze di personale, e i servizi sotto pressione, rendono le persone insofferenti, e allo stesso tempo impazienti.
Ma, ovviamente, nulla giustifica la violenza.
È proprio su questo punto che la manifestazione ha voluto essere chiara: la cura non può esistere senza rispetto.
“Passi di cura, passi di rispetto”: una camminata che parla a tutti
La manifestazione ha visto la partecipazione di infermieri, professionisti della salute, cittadini e rappresentanti istituzionali, tra cui il sindaco Carlo Masci.
Non una categoria contro qualcun altro, ma una comunità che si interroga, e una città che si muove insieme.
Infatti, camminare tra le vie della città è stato un gesto simbolico, ma anche concreto. Un modo per riportare al centro il valore umano della sanità.
Di conseguenza, “Passi di cura, passi di rispetto” non è solo uno slogan. Ma è un invito a collegare due concetti che troppo spesso vengono separati: quello della competenza professionale e il riconoscimento umano di chi la esercita.
A sottolineare il senso dell’iniziativa è stata la presidente dell’OPI Pescara, Irene Rosini: “Non si può parlare di cura senza rispetto. La violenza contro gli operatori sanitari è un fenomeno inaccettabile che richiede un impegno condiviso da parte delle istituzioni, delle organizzazioni e della società civile”.
Parole nette, che spostano il discorso dal singolo episodio a una responsabilità collettiva.
Irene Rossini ha inoltre fatto notare che: “Il tema della violenza è ancora più avvertito in questo momento storico perché affrontiamo una carenza di personale infermieristico, per cui dobbiamo essere vicini ai colleghi, altrimenti queste aggressioni rischiano di avere un peso ancora maggiore su chi fa assistenza. Pesano, peraltro, le carenze strutturali sul territorio, nel senso che mancano strutture che diano risposte, per cui dobbiamo lavorare per una riorganizzazione ottimale, ricordando che l’ospedale serve per le acuzie e non per le cronicità”.
D’altronde, il ruolo dell’OPI Pescara non è solo tutela, ma cultura. L’evento infatti non è stato un momento isolato, ma parte di un percorso più ampio.
Da molto tempo l’Ordine delle Professioni Infermieristiche lavora per:
tutelare i professionisti
sensibilizzare l’opinione pubblica
promuovere una cultura della cura più consapevole.
Riorganizzare la sanità per ridurre tensioni e rischi
Durante la manifestazione è emerso un tema centrale, ossia la necessità di rafforzare la sanità territoriale.
Parlare di un sistema più vicino ai cittadini significa avere meno sovraccarico negli ospedali, risposte più rapide e soprattutto meno situazioni di conflitto.
Quando i servizi funzionano meglio, anche la tensione si riduce. Non è solo una questione di sicurezza per gli operatori, ma di qualità complessiva del sistema.
La giornata di sensibilizzazione si è conclusa, con una domanda che resta, semplice ma scomoda: che tipo di rapporto vogliamo avere con chi si prende cura di noi?
Non bastano leggi o controlli. Serve un cambiamento culturale importante. In quanto, riconoscere il valore degli operatori sanitari significa anche:
accettare i limiti del sistema
comprendere le difficoltà
costruire fiducia reciproca
E’ fondamentale sottolineare che la marcia degli infermieri a Pescara riguarda tutti, e non solo il personale sanitario.
Perché, prima o poi, tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi. E quel momento non può essere segnato dalla paura, ma anzi di ascolto, accoglienza e fiducia.





