Il PNRR doveva essere l’occasione irripetibile per modernizzare l’Abruzzo. Nuovi servizi sanitari, strutture più vicine ai cittadini, rigenerazione urbana, edilizia sociale, piste ciclabili, sottopassi, innovazione agricola e produzione di idrogeno verde.
I soldi c’erano. In alcuni casi ci sono ancora, ma rischiano di non esserci più.
Il quadro emerso negli ultimi giorni racconta infatti di circa 15 milioni di euro già revocati e di oltre 46 milioni di euro che l’Abruzzo rischia di perdere. Tradotto in maniera molto semplice: opere che dovevano essere realizzate e che, almeno attraverso i finanziamenti originariamente previsti, potrebbero non vedere mai la luce. Ed è questo il punto sul quale dovremmo fermarci a riflettere.
Per anni abbiamo raccontato che il problema dei nostri territori fosse la mancanza di risorse. Oggi scopriamo che, anche quando le risorse arrivano, non sempre siamo capaci di trasformarle in cantieri, servizi e opportunità.
PNRR in Abruzzo: circa 15 milioni di euro già revocati e oltre 46 milioni di euro ancora a rischio
Tra gli interventi interessati dalla revoca dei finanziamenti figurano gli ospedali di comunità previsti a Montesilvano, Tagliacozzo e Pescina, insieme alle case di comunità di Pescara e Montesilvano.
Parliamo di strutture nate con l’obiettivo di rafforzare la medicina territoriale, ridurre la pressione sugli ospedali e offrire ai cittadini cure più vicine ai luoghi in cui vivono.
Non sono quindi semplicemente nuovi edifici.
Le case di comunità dovrebbero rappresentare il primo punto di riferimento per chi ha bisogno di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Gli ospedali di comunità, invece, dovrebbero accogliere quei pazienti che non hanno bisogno di un ricovero ospedaliero tradizionale, ma che non possono ancora essere assistiti completamente a domicilio.
In una regione con una popolazione sempre più anziana e con numerosi piccoli comuni distanti dai principali ospedali, queste strutture non sono un lusso. Sono una necessità. Eppure alcuni dei progetti inizialmente programmati sono usciti dal PNRR.
Alle risorse già revocate si aggiungono quelle che rischiano di essere perse. Circa 30 milioni di euro riguarderebbero i progetti del programma PinQua in 61 comuni abruzzesi. Si tratta di interventi dedicati alla qualità dell’abitare: piste ciclabili, sottopassi, riqualificazione di immobili, edilizia sociale, reti urbane e servizi pubblici.
Altri 16,4 milioni di euro sarebbero legati ai progetti per la produzione di idrogeno verde nelle aree industriali di Vasto e Gissi. Facendo una somma molto semplice, arriviamo a oltre 46 milioni di euro.
Sono risorse che potrebbero ancora essere salvate, ma il tempo non è infinito. Il PNRR impone scadenze, verifiche e rendicontazioni precise. Non basta annunciare un progetto o inaugurare un cantiere: bisogna portare a termine le opere, documentare le spese e raggiungere gli obiettivi concordati. Ed è proprio qui che iniziano spesso le difficoltà.
Quando diciamo che sono stati revocati dei fondi, rischiamo di trasformare tutto in una discussione tecnica fatta di tabelle, scadenze e atti amministrativi. Ma dietro quei numeri ci sono servizi che i cittadini aspettavano.
C’è una persona anziana che avrebbe potuto ricevere assistenza vicino casa. C’è una famiglia che avrebbe potuto evitare di percorrere decine di chilometri. C’è un pronto soccorso che avrebbe potuto essere alleggerito grazie a una rete territoriale finalmente funzionante.
Il denaro pubblico non è una voce astratta di bilancio. Diventa utile soltanto quando riesce a migliorare concretamente la vita delle persone.
Il PNRR viene talvolta raccontato come una gigantesca quantità di denaro regalata dall’Europa.
Non è esattamente così. Il Piano è finanziato attraverso il programma europeo NextGenerationEU comprende sia contributi sia prestiti. Dietro quelle risorse c’è anche un debito comune contratto per reagire alla crisi provocata dalla pandemia. Quei soldi, quindi, non devono semplicemente essere presi. Devono essere utilizzati bene.
L’Europa chiede progetti, tempi, obiettivi e rendicontazioni. Può sembrare un sistema rigido, ma è normale che chi mette a disposizione miliardi di euro voglia sapere come vengono spesi. Il problema non sono le regole troppo severe. Il problema è arrivare impreparati davanti a quelle regole.
Agricoltura abruzzese, i ritardi sui fondi per frantoi e macchinari
Un ulteriore campanello d’allarme arriva dall’agricoltura. Nel giudizio di parificazione del rendiconto regionale 2025, presentato il 16 luglio 2026, la Corte dei conti ha richiamato l’attenzione sui ritardi nell’utilizzo delle risorse destinate all’ammodernamento dei frantoi oleari e alla meccanizzazione delle aziende agricole.
Alla fine del 2025, per i frantoi risultava erogato poco più di 1,3 milioni di euro, pari a circa il 24 per cento delle risorse disponibili. In pratica, era stato utilizzato soltanto un euro ogni quattro.
Ancora più delicata appariva la situazione relativa all’acquisto di nuovi macchinari agricoli. Nonostante la presentazione di 138 domande di pagamento per un valore superiore a 2,7 milioni di euro, alla stessa data non risultava ancora liquidato alcun contributo ai beneficiari.
Anche in questo caso il rischio è evidente: non rispettare le scadenze e dover restituire una parte delle risorse.
Per un’azienda agricola acquistare un nuovo macchinario significa lavorare meglio, ridurre i costi, aumentare la sicurezza e diventare più competitiva. Per un frantoio ammodernare gli impianti significa migliorare la qualità della produzione, ridurre gli sprechi e affrontare un mercato sempre più complesso.
Quando un finanziamento tarda ad arrivare, però, l’imprenditore deve decidere se anticipare il denaro, indebitarsi oppure rinunciare all’investimento. Ed è qui che la lentezza della pubblica amministrazione smette di essere un problema burocratico e diventa un problema economico.
Non possiamo continuare a presentare bandi, raccogliere domande e annunciare milioni di euro se poi le risorse non arrivano nei tempi necessari a chi deve utilizzarle.
Il problema dell’Abruzzo non è soltanto trovare i soldi
Per troppo tempo abbiamo pensato che il principale problema dell’Abruzzo fosse ottenere finanziamenti. Oggi dobbiamo ammettere che esiste anche un secondo problema: essere capaci di spenderli.
Servono progettazione, personale qualificato, gare rapide ma corrette, controllo dei cantieri, coordinamento tra enti e una rendicontazione precisa. Tutto questo richiede competenze, organizzazione e responsabilità. Non possiamo limitarci a dire che “l’Europa non ci dà più i soldi”.
In molti casi i soldi sono stati messi a disposizione. Sono le amministrazioni che devono dimostrare di saperli trasformare in opere. Naturalmente non tutte le responsabilità possono essere attribuite a un solo soggetto. Esistono difficoltà nazionali, aumento dei costi, rinunce delle imprese, contenziosi, carenza di personale tecnico e revisioni del Piano. Ma proprio perché il quadro è complesso, servirebbe maggiore chiarezza.
Quali progetti sono stati definitivamente cancellati? Quali verranno finanziati con risorse regionali o nazionali? Quali opere sono ancora recuperabili? Chi risponderà dei ritardi? E soprattutto: quando i cittadini potranno utilizzare i servizi annunciati?
Ma il vero fallimento sarebbe non imparare nulla. E’ la solita incapacità italiana nell’organizzazione, che diventa ancora più evidente quando esistono regole rigide e obblighi di rendicontazione. E non possiamo neppure fingere che il problema non esista.
Il PNRR ci sta mostrando tutte le debolezze del nostro sistema: tempi troppo lunghi, responsabilità frammentate, carenza di competenze e difficoltà nel passare dagli annunci alla realizzazione. Questa volta, però, non possiamo permetterci di archiviare tutto con il solito “siamo fatti così”. Perché dietro ogni milione perso non c’è soltanto una cifra che torna indietro. C’è un’opera che non viene realizzata, un servizio che non parte e un’occasione che potrebbe non ripresentarsi.
Il PNRR doveva servire a costruire il futuro. La domanda, adesso, è molto semplice: possiamo permetterci di perdere altri 46 milioni di euro per opere infrastrutturali che sono fondamentali per la nostra regione?





