Perché i giovani abruzzesi vivono ancora con i genitori?

Per anni sono stati chiamati “mammoni”. Oggi, però, quel termine racconta sempre meno la realtà.

Secondo un’elaborazione di Sinistra Italiana Abruzzo e Unione Giovani di Sinistra su dati Istat, nel 2025 il 68% degli abruzzesi tra i 18 e i 34 anni vive ancora con almeno un genitore. Significa che quasi sette giovani su dieci non hanno ancora raggiunto un’autonomia abitativa.

Un dato superiore alla media nazionale, che si ferma al 61,8%, e in crescita rispetto al 2024, quando in Abruzzo la percentuale era del 65,9%.

La spiegazione più immediata è il caro vita. Ma basta davvero questo per capire perché tanti giovani continuano a vivere nella casa dove sono cresciuti?

Il costo della vita è aumentato, ma è davvero questa la causa?

Perché i giovani abruzzesi vivono ancora con i genitori?

Negli ultimi anni il peso delle spese quotidiane è cresciuto in maniera evidente. Sono aumentati gli affitti, il costo dei trasporti, del carburante, delle bollette e, più in generale, il costo della vita.

Per uno studente universitario o per un giovane lavoratore, mantenere un’abitazione autonoma è diventato sempre più difficile.

Secondo gli autori dello studio, proprio questi rincari rappresentano uno dei principali motivi che impediscono ai giovani di lasciare la casa dei genitori. Ma fermarsi al caro vita rischia di raccontare soltanto una parte della storia.

C’è infatti un altro fattore che pesa in modo significativo: il lavoro. Secondo il Rapporto BES dell’Istat, in Abruzzo le retribuzioni medie annue sono di oltre 4.000 euro inferiori rispetto alla media nazionale. Un divario che rende ancora più difficile raggiungere un’autonomia economica, soprattutto per chi si affaccia oggi al mercato del lavoro.

Inoltre, i giovani partono già da una posizione di svantaggio. Secondo l’Istat, gli under 30 percepiscono in media retribuzioni sensibilmente inferiori rispetto ai lavoratori più anziani. Questo significa che, tra stipendi più bassi, costo della vita in aumento e minori opportunità di carriera, costruirsi un futuro indipendente diventa sempre più complicato.

E qui nasce la domanda: quanto deve guadagnare oggi un giovane per riuscire davvero ad andare a vivere da solo?

Accanto agli stipendi bassi c’è poi un altro elemento: la precarietà. Molti dei contratti destinati ai giovani sono ancora a tempo determinato o caratterizzati da una forte instabilità. Una condizione che rende più difficile ottenere un mutuo, convincere un proprietario ad affittare un appartamento o, semplicemente, programmare il proprio futuro.

Inoltre, nel dibattito sul caro vita c’è un numero che rischia di passare quasi inosservato. In Abruzzo circa il 17% dei giovani appartiene alla categoria dei NEET, cioè ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione.

Quasi un giovane su cinque. È forse questo il dato più preoccupante. Perché dietro quei numeri potrebbero esserci situazioni molto diverse tra loro.

In sostanza, c’è chi non trova lavoro. Chi ha smesso di cercarlo. Chi pensa che nella propria regione non ci siano opportunità sufficienti. E chi, semplicemente, ha perso fiducia nel futuro.

Comprare casa è sempre più difficile e l'affitto non è una soluzione

Molti giovani sognano di acquistare una casa. La realtà, però, racconta un’altra storia.

Oggi gli istituti di credito finanziano generalmente fino all’80% del valore dell’immobile. Questo significa che chi acquista una casa da 150.000 euro deve avere a disposizione circa 30.000 euro di anticipo, oltre alle spese notarili e agli altri costi iniziali.

Inoltre, la rata del mutuo non dovrebbe superare il 30-35% dello stipendio. Con un reddito vicino ai mille euro mensili significa destinare circa 350 euro ogni mese soltanto al mutuo.

Una prospettiva che, per molti giovani, rimane semplicemente irrealizzabile.

Chi rinuncia ad acquistare spesso guarda al mercato degli affitti. Anche qui, però, le difficoltà non mancano.

Nelle città universitarie come Pescara e Chieti, l’aumento della domanda da parte di studenti e giovani lavoratori ha fatto crescere sensibilmente i canoni di locazione. Per un piccolo appartamento è ormai difficile spendere meno di 500-600 euro al mese.

Per questo motivo molti ragazzi scelgono di condividere casa con altri coinquilini oppure rimangono nella casa dei genitori.

Davvero i giovani non vogliono andarsene di casa?

Per molti anni si è raccontato che i giovani italiani restassero con i genitori perché troppo legati alle comodità familiari. Oggi questa spiegazione sembra sempre meno convincente.

Quando affitti, mutui e costo della vita crescono più velocemente degli stipendi, restare a casa può trasformarsi da scelta personale a necessità economica.

Naturalmente ogni storia è diversa. C’è chi rimane per comodità, chi per assistere i familiari e chi semplicemente perché preferisce così.

Ma ridurre un fenomeno che riguarda quasi sette giovani su dieci a una semplice questione caratteriale rischia di essere una lettura troppo superficiale.

Il dato Istat apre una riflessione che va oltre il costo della vita. Se quasi sette giovani abruzzesi su dieci vivono ancora con i genitori, il problema è davvero che i ragazzi non vogliono diventare autonomi oppure è il sistema che rende l’autonomia sempre più difficile?

Perché una casa si può anche trovare. Il problema è riuscire a mantenerla. E forse è proprio questa la differenza che raccontano, oggi, i numeri dell’Abruzzo.

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