Mancano poche settimane all’inizio del nuovo anno scolastico e in Abruzzo c’è un problema che sembra quasi impossibile da spiegare: su 17 sedi di dirigenza scolastica da coprire, soltanto 5 avranno un nuovo dirigente titolare. Le altre 12 andranno avanti in reggenza.
Tradotto: un preside già responsabile di una scuola dovrà occuparsi anche di un altro istituto. E allora la domanda viene spontanea: com’è possibile arrivare a ridosso della riapertura delle scuole senza avere ancora un dirigente stabile in due terzi delle sedi vacanti?
Perché qui non si parla di un dettaglio burocratico. Un dirigente scolastico gestisce centinaia di studenti, personale, bilanci, sicurezza, rapporti con le famiglie, organizzazione didattica e responsabilità amministrative.
In Abruzzo 17 sedi senza dirigente scolastico, ma solo 5 nuove nomine
Il quadro indicato dal deputato di Azione Giulio Sottanelli è netto. Le sedi da coprire sono 17. Le nuove immissioni in ruolo previste sono soltanto 5.
Negli altri 12 casi si ricorrerà alla reggenza. Uno strumento che nasce per garantire continuità quando una scuola resta temporaneamente senza dirigente, ma che rischia di trasformarsi da soluzione emergenziale a modalità ordinaria di gestione.
Ma una reggenza non è una soluzione normale. Quando un dirigente scolastico guida contemporaneamente due istituti, il problema non è soltanto la quantità di lavoro. Significa dividersi tra due comunità scolastiche, due collegi docenti, due strutture amministrative, due sistemi di sicurezza, due bilanci e centinaia o migliaia di studenti.
La scuola continua naturalmente a funzionare grazie al lavoro di docenti, personale amministrativo e collaboratori. Ma la domanda resta: può una struttura complessa essere amministrata allo stesso modo quando chi la dirige deve contemporaneamente occuparsi di un altro istituto?
La reggenza permette di affidare temporaneamente una scuola priva di dirigente a un preside già titolare di un altro istituto. È uno strumento necessario in determinate circostanze.
Può servire quando un dirigente va in pensione, si trasferisce oppure quando una sede rimane scoperta durante le procedure di nomina. Il problema nasce quando quella che dovrebbe essere una soluzione temporanea diventa sistematica.
Come sottolinea Sottanelli, 12 scuole su 17 senza dirigente titolare non rappresentano più una circostanza eccezionale. Diventano un problema di programmazione.
A volte il dibattito sulla scuola si concentra quasi esclusivamente sugli insegnanti. Comprensibilmente, perché sono loro a entrare ogni giorno nelle classi. Ma un istituto scolastico è anche una grande organizzazione pubblica. Il dirigente firma atti, gestisce risorse economiche, coordina personale, affronta problemi disciplinari e organizzativi, garantisce il rispetto delle norme sulla sicurezza e mantiene i rapporti con enti locali e famiglie.
Pensare che possa fare tutto questo contemporaneamente in due scuole senza alcun impatto sulla gestione quotidiana appare quantomeno ottimistico.
Pescara e Teramo rischiano di restare più scoperte
Un altro elemento contestato riguarda il criterio scelto per distribuire le poche nuove assegnazioni disponibili.
Secondo la ricostruzione del deputato di Azione, il Ministero avrebbe indicato una priorità per le aree interne, concentrando una parte importante delle nomine nella Marsica e nel Chietino. Una scelta che ha una propria logica: garantire una presenza stabile nei territori più fragili e contrastare le difficoltà delle scuole delle aree interne.
Ma produce contemporaneamente un altro effetto. Pescarese e Teramano potranno contare complessivamente su una sola nuova assegnazione, nonostante la presenza di istituti con un numero elevato di studenti e organizzazioni particolarmente complesse.
E qui il problema diventa trovare un equilibrio. Tutela delle aree interne sì. Ma significa necessariamente lasciare senza dirigente stabile scuole grandi e molto frequentate della costa?
C’è poi un altro aspetto della vicenda. Nel sistema scolastico esistono le cosiddette sedi nominali.
Sono scuole che formalmente hanno un dirigente titolare, ma nelle quali quel dirigente non presta effettivamente servizio perché si trova in comando, distacco, aspettativa oppure assegnato temporaneamente ad altri uffici o enti. La scuola risulta quindi coperta sulla carta, ma nella pratica può essere necessario affidarla comunque a un reggente.
E poi, quanti dirigenti abruzzesi lavorano altrove? Infatti, alcuni dirigenti di ruolo dell’Abruzzo non prestano servizio nella propria scuola perché impiegati presso:
- uffici ministeriali;
- Ufficio scolastico regionale;
- altri enti pubblici;
- strutture amministrative attraverso comandi o distacchi.
La domanda non è marginale.Perché se esistono dirigenti titolari formalmente assegnati a una scuola ma impegnati stabilmente altrove, bisogna capire come coprire quelle assenze senza scaricare continuamente la responsabilità su altri presidi.
Sottanelli avanza anche una possibile soluzione. Utilizzare gli idonei dei concorsi per dirigenti scolastici attraverso incarichi a tempo determinato, limitati alla durata dell’assenza del titolare.
Non si tratta, viene precisato, di una misura già prevista dalla normativa vigente. È una proposta che richiederebbe quindi una scelta politica e normativa. L’idea nasce però da un paradosso evidente: da una parte ci sono persone che hanno superato una selezione pubblica e non vengono utilizzate; dall’altra ci sono scuole che non hanno un dirigente stabile.
A pochi giorni dalla scuola, possibile che siamo ancora qui?
Ed eccoci al punto più difficile da comprendere per famiglie e studenti. Ogni anno sappiamo quando inizierà la scuola. Sappiamo quanti istituti esistono.
Sappiamo quali dirigenti andranno in pensione, quali sedi sono vacanti e quali istituti hanno bisogno di una guida. Eppure arriviamo alla vigilia della riapertura e scopriamo che 12 scuole su 17 dovranno affidarsi a presidi che hanno già un altro istituto da dirigere.
Non è un problema nato ieri. Non è un’emergenza imprevedibile. Ed è proprio per questo che la questione merita una domanda molto semplice: se sappiamo con mesi di anticipo quante scuole rimarranno senza dirigente, perché le nomine non vengono programmate per tempo?
Alla fine il rischio è sempre lo stesso. La macchina amministrativa trova una soluzione tecnica, la scuola apre comunque e formalmente il problema sembra superato. Ma la soluzione tecnica non elimina il problema.
Lo sposta.Lo sposta sui dirigenti costretti a dividersi tra due istituti.Lo sposta sul personale. E, soprattutto, rischia di spostarlo sugli studenti e sulle famiglie.
Il ricorso alle reggenze non significa che le scuole abruzzesi non saranno in grado di aprire. Significa però che molte partiranno senza una guida dedicata esclusivamente al proprio istituto. Ed è difficile considerarlo normale quando parliamo di strutture che devono programmare un intero anno scolastico.
Perché l’emergenza è qualcosa che arriva senza preavviso. Se invece ogni anno arriviamo a settembre sapendo già da mesi quali posti sono vacanti, non siamo più davanti a un’emergenza. Siamo davanti a un problema di programmazione.
E allora, a pochi giorni dal ritorno degli studenti in classe, ci si chiede: possibile che riusciamo a programmare calendari, esami, iscrizioni e aperture, ma non a garantire per tempo un preside a ogni scuola?





