Dopo mesi lontani da casa, per i tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” si apre una nuova fase.
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto un percorso di progressivo riavvicinamento alla famiglia, autorizzando da subito incontri anche nella nuova abitazione dei genitori a Palmoli e nelle pertinenze della vecchia casa, dove i piccoli potranno rivedere gli animali.
Successivamente potranno essere organizzati rientri diurni più lunghi, sempre con la presenza dell’educatore. Solo dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica sarà possibile valutare anche i rientri nel fine settimana con pernottamento.
Un’apertura importante. Ma non ancora un ricongiungimento definitivo. E infatti il caso, che da mesi divide opinione pubblica, politica e mondo giuridico, è tutt’altro che chiuso.
Famiglia del bosco: cosa ha deciso il Tribunale?
Il provvedimento dei giudici prevede innanzitutto che gli incontri protetti tra genitori e figli non si svolgano più soltanto negli spazi neutri. Potranno avvenire anche nella nuova abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli.
I bambini potranno inoltre tornare nelle pertinenze della precedente abitazione per rivedere gli animali ai quali sono particolarmente legati.
Prima i rientri diurni, poi i pernottamenti. Il percorso stabilito dal Tribunale resta comunque graduale. Se il sostegno alla genitorialità proseguirà positivamente, i servizi sociali potranno autorizzare rientri più lunghi durante il giorno. Per arrivare ai pernottamenti sarà invece necessario attendere almeno un mese di regolare frequenza scolastica. In altre parole, il ritorno a casa non sarà immediato.
Ripercorriamo ciò che è accaduto. I tre bambini, due gemelli di 7 anni e una sorella di 9, si trovano da circa nove mesi in una struttura protetta di Vasto. Il loro allontanamento era stato disposto dal Tribunale per i minorenni nell’ambito di un percorso seguito dai servizi sociali. Alla base delle valutazioni iniziali c’erano diversi elementi legati alle condizioni di vita dei minori.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti e negli articoli sul caso, i bambini non frequentavano una scuola tradizionale perché i genitori avevano scelto l’istruzione parentale, non avevano un’assistenza pediatrica regolare e non avevano completato il ciclo delle vaccinazioni. Nel settembre 2024 la famiglia era stata inoltre coinvolta in un episodio di intossicazione da funghi raccolti dal padre, vicenda che aveva contribuito ad accendere l’attenzione delle autorità.
Nel provvedimento il Tribunale non mette in discussione in sé lo stile di vita scelto dalla coppia. Il punto centrale riguarda piuttosto il metodo educativo. Secondo i giudici, resterebbe da verificare la capacità dei genitori di accettare che i figli possano conoscere e sperimentare modelli di vita diversi da quelli familiari.
Nell’ordinanza si parla di un percorso psicoeducativo ancora non completato e della necessità di verificare un cambiamento sufficientemente stabile.
Un altro elemento delicato riguarda alcune relazioni degli operatori della struttura. Secondo quanto riportato dal Tribunale, durante incontri e videochiamate la madre avrebbe espresso giudizi fortemente negativi nei confronti degli educatori e mostrato preoccupazioni ritenute eccessive rispetto ad alcune attività svolte dai figli.
Tra gli esempi citati figurano il mare, l’esposizione al sole, l’uso delle creme solari e delle bottigliette di plastica. I giudici ritengono che questi comportamenti possano alimentare nei bambini ansia e paura e rendere più difficile il rapporto con le persone che in questi mesi si sono prese cura di loro.
Il Tribunale evidenzia anche un altro aspetto. I genitori avrebbero coinvolto i bambini nelle vicende giudiziarie e nella campagna pubblica nata intorno al caso.
Durante alcuni incontri avrebbero mostrato libri con raccolte di firme e messaggi di sostegno ricevuti da persone di tutto il mondo, parlando ai figli del possibile ritorno a casa. Secondo i giudici questo avrebbe creato aspettative e tensioni emotive non adeguate alla loro età. Anche questo elemento viene indicato come uno dei motivi per procedere con cautela.
La difesa accoglie positivamente l’apertura del Tribunale, ma considera il percorso ancora troppo lento. Pillon parla di un “significativo passo in avanti”, ma contesta quella che definisce un’eccessiva gradualità.Il legale sostiene inoltre che le criticità abitative e relazionali originariamente contestate sarebbero state nel frattempo superate. Per questo ha annunciato un reclamo alla Corte d’Appello.
I bambini: “Vogliamo tornare a casa”
Nel provvedimento viene riportato anche il contenuto di un lungo colloquio tra i bambini e i giudici. I tre fratelli hanno spiegato di stare complessivamente bene nella casa famiglia, ma hanno manifestato chiaramente il desiderio di rientrare nel proprio ambiente familiare.
Il richiamo più forte è agli animali e alla vita nella natura. Uno dei desideri più ricorrenti riguarda proprio gli animali rimasti a Palmoli. I bambini hanno raccontato di voler tornare a cavalcare l’asino e il cavallo, giocare all’aperto e riprendere alcune abitudini della vita precedente.
Allo stesso tempo hanno riferito di aver apprezzato anche alcune esperienze fatte in comunità, come le uscite al mare, la visita a un parco acquatico e la possibilità di vedere la televisione. È forse proprio questa una delle parti più significative della vicenda. I bambini sembrano voler recuperare la loro casa senza necessariamente rinunciare a tutto ciò che hanno scoperto durante questi mesi.
D’altro canto, uno dei punti centrali del provvedimento riguarda proprio l’istruzione. I bambini hanno espresso il desiderio di frequentare una scuola insieme agli altri coetanei. Dopo un periodo di preparazione con un’insegnante, hanno sostenuto gli esami necessari in vista dell’iscrizione alla scuola pubblica.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, i giudici ritengono importante garantire loro un avvio stabile del percorso scolastico prima di ampliare ulteriormente i tempi di permanenza con i genitori.
Ed è proprio su questo punto che la difesa della famiglia solleva una delle critiche più forti. L’avvocato Simone Pillon sostiene che il provvedimento sembri collegare il permanere dei minori nella casa famiglia all’accettazione, da parte dei genitori, della scuola pubblica anziché dell’istruzione parentale.
Secondo il legale, questo approccio rischierebbe di comprimere la libertà educativa garantita ai genitori. Si tratta però della posizione della difesa. Il Tribunale, al contrario, lega il percorso scolastico anche alla necessità di favorire una maggiore socializzazione dei bambini e un confronto con coetanei e adulti esterni al nucleo familiare.
Il ritorno a casa è iniziato, ma nessuno ha ancora vinto
Il caso della famiglia di Palmoli ha ormai superato i confini giudiziari. La vicenda ha provocato interventi politici, prese di posizione pubbliche e persino un’ispezione disposta dal ministro della Giustizia, conclusa con l’archiviazione.
I genitori sono stati ricevuti anche dal presidente del Senato e hanno partecipato a una conferenza stampa alla Camera. Una esposizione mediatica enorme per una vicenda che riguarda, prima di tutto, tre bambini. Ed è forse proprio questo il punto che rischia di perdersi.
Il caso di Palmoli è difficile proprio perché mette insieme diritti differenti. Da una parte c’è il diritto dei genitori a scegliere il proprio stile di vita e il percorso educativo dei figli. Dall’altra c’è il dovere delle istituzioni di intervenire quando ritengono che il benessere dei minori possa essere compromesso.
E poi ci sono i bambini. Che vogliono tornare dai genitori, rivedere i loro animali e recuperare la vita di prima. Ma che, contemporaneamente, dicono di voler andare a scuola, stare con altri bambini e conservare alcune delle nuove esperienze fatte durante questi mesi.
La decisione del Tribunale segna sicuramente una svolta. Dopo nove mesi, i bambini potranno ricominciare a trascorrere più tempo a Palmoli e riavvicinarsi gradualmente alla famiglia.
Ma parlare di vicenda conclusa sarebbe sbagliato. Il Tribunale vuole verificare il percorso educativo e scolastico. La difesa chiede invece tempi più rapidi e annuncia ricorso.
In mezzo ci sono tre bambini che hanno espresso un desiderio molto semplice: tornare a casa senza perdere ciò che di positivo hanno conosciuto fuori da quella casa. Forse il punto non dovrebbe essere stabilire chi abbia “vinto” tra giudici, genitori, avvocati e politica.
La vera misura del successo sarà capire se, alla fine di questa lunghissima vicenda, quei tre bambini riusciranno a tornare dalla loro famiglia in condizioni che garantiscano davvero serenità, libertà e futuro.





