Un topo che si muove nei pressi di un reparto ospedaliero è un’immagine che inevitabilmente colpisce. Se poi quel reparto è Chirurgia pediatrica, dove vengono curati bambini provenienti da Pescara e dal resto dell’Abruzzo, la domanda diventa ancora più delicata: come ha fatto un roditore ad arrivare fin lì e, soprattutto, cosa si può fare perché non accada di nuovo?
Un topo vicino a Chirurgia pediatrica: cosa è successo
Il video risale al 19 agosto ed è stato girato al secondo piano dell’ospedale Santo Spirito di Pescara, all’esterno del reparto di Chirurgia pediatrica. A rendere pubblico il caso è stato il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Blasioli (Pd), che ha inviato una segnalazione alla Asl chiedendo chiarimenti sulle procedure di prevenzione e sugli interventi previsti contro la presenza di roditori.
Le immagini mostrano il roditore muoversi in un’area esterna al reparto di Chirurgia pediatrica del Santo Spirito. Blasioli definisce quanto accaduto «un episodio gravissimo» e pone soprattutto il problema degli accessi alla struttura. Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, se porte o finestre aperte possono consentire l’ingresso di animali dall’esterno, non sarebbe sufficiente limitarsi a chiedere maggiore attenzione a chi le utilizza.
La sua richiesta è quella di intervenire anche fisicamente sui possibili punti di ingresso, ad esempio attraverso zanzariere o altre soluzioni in grado di impedire l’accesso dei roditori. «Noi oggi non cerchiamo polemiche, cerchiamo soluzioni», ha dichiarato Blasioli, annunciando anche un nuovo sopralluogo.
La Asl di Pescara, però, ricostruisce una sequenza diversa rispetto all’ipotesi di un problema rimasto senza risposta per giorni: riferisce che un intervento di derattizzazione era stato effettuato già il 4 agosto, che il giorno successivo all’avvistamento, il 20 agosto, è stato eseguito un nuovo intervento e che il ratto è stato successivamente catturato. Gli accertamenti tecnici, inoltre, avrebbero escluso una colonizzazione interna.
La risposta dell’Azienda sanitaria aggiunge però elementi importanti per ricostruire correttamente la vicenda. Secondo quanto comunicato dalla Asl, nell’ospedale di Pescara vengono effettuati periodicamente interventi di derattizzazione e disinfestazione nell’ambito delle attività di prevenzione e controllo.
Gli approfondimenti tecnici eseguiti dopo l’avvistamento avrebbero infatti escluso la presenza di una colonizzazione interna. La successiva ricognizione avrebbe invece ricondotto «con elevata probabilità» la presenza del roditore a fattori esterni, individuando possibili vie di accesso dall’esterno dell’edificio.
La Asl ha quindi richiamato l’attenzione del personale sulla necessità di non lasciare aperte porte e altri accessi verso l’esterno e ha confermato la prosecuzione delle attività periodiche di derattizzazione, disinfestazione e monitoraggio.
Se il problema sono porte e finestre aperte, si può impedire che accada ancora?
Ed è qui che il caso diventa più interessante della singola immagine del topo.
Perché le due ricostruzioni, almeno su un punto, sembrano incontrarsi: il roditore potrebbe essere arrivato dall’esterno attraverso un accesso aperto.
La Asl richiama il personale affinché porte e altri varchi non vengano lasciati aperti. Blasioli pone invece una domanda ulteriore: se sappiamo che quegli accessi possono rappresentare un punto vulnerabile, è sufficiente affidarsi soltanto al comportamento delle persone oppure servono anche interventi strutturali?
Zanzariere, barriere o altri sistemi di protezione possono essere tecnicamente installati in quelle aree? E, se sì, sono già previsti?
Sono domande che meritano una risposta concreta, perché la derattizzazione interviene sul problema, mentre la prevenzione dovrebbe cercare di evitare che il problema si presenti.
L’episodio inoltre arriva mentre sul Santo Spirito continuano ad accumularsi segnalazioni relative anche alle condizioni di alcuni ambienti della struttura.
Da alcune segnalazioni, si mostrano le condizioni di alcuni bagni al piano terra, descritti dall’emittente come fatiscenti. Si tratta di una questione distinta dall’avvistamento del roditore e i due elementi non vanno confusi o utilizzati per sostenere, senza prove, l’esistenza di un unico problema igienico generale. Ma messi uno accanto all’altro aprono inevitabilmente una riflessione più ampia sulla manutenzione di uno degli ospedali più importanti d’Abruzzo.
Un ospedale può permettersi di intervenire solo dopo le segnalazioni?
La Asl ha documentato di essere intervenuta: derattizzazione il 4 agosto, nuovo intervento il 20 agosto, potenziamento dei dispositivi, cattura dell’animale e controlli che non avrebbero riscontrato colonizzazioni interne.
Sono elementi che vanno riportati perché raccontare soltanto il video del topo restituirebbe un quadro incompleto. Allo stesso tempo, l’episodio pone una questione che va oltre la presenza di un singolo roditore.
Un ospedale non è un edificio qualsiasi. È un luogo frequentato ogni giorno da pazienti, bambini, familiari, medici, infermieri e operatori sanitari. Proprio per questo gli standard di prevenzione, pulizia e manutenzione devono necessariamente essere elevati.
La domanda allora non è soltanto «come è entrato quel topo?». La domanda più utile è: una volta individuati i possibili punti di accesso, cosa verrà fatto per impedire che un altro topo possa entrare domani?
Perché la cattura dell’animale risolve l’episodio del 19 agosto. Impedire che si ripeta significa risolvere il problema.





