Pescara diventa sempre più una città senza giornali

Prima erano un punto quasi obbligato della giornata. Il quotidiano al mattino, la rivista, il biglietto dell’autobus, due parole con l’edicolante e magari un saluto a chi passava sempre alla stessa ora. Oggi, invece, a Pescara stanno scomparendo anche fisicamente.

Sono dodici le edicole rimosse o in attesa di rimozione in poco meno di un anno. L’ultima a chiudere definitivamente la propria storia è quella di via Nicola Fabrizi, gestita per tre generazioni dalla famiglia Manzo.

Ma il caso va oltre la nostalgia per un mestiere che cambia. La domanda è: cosa fare di questi piccoli spazi urbani quando vendere giornali non è più sufficiente a garantirne la sopravvivenza?  Rimuoverli è davvero  l’unica soluzione? Oppure potrebbero diventare infopoint, punti di bookcrossing, piccoli presìdi culturali o servizi di quartiere?

Dodici edicole scomparse dalle strade di Pescara

Pescara diventa sempre più una città senza giornali

La fotografia del fenomeno emerge soprattutto guardando la mappa della città. Dal 2025 a oggi sono state rimosse le edicole di viale Giovanni Bovio all’angolo con via Pisano, viale Kennedy in piazza San Francesco, viale Marconi all’angolo con via di Vestea, via Tirino all’intersezione con via San Marco e via Rio Sparto all’angolo con via Pietro Nenni.

Alla lista si aggiungono quelle di via Valle di Rose, via Carducci all’angolo con corso Umberto, via della Riviera Nord di fronte allo stabilimento Il Moro e via Rigopiano all’intersezione con via Passolanciano.

L’ultima è stata quella di via Nicola Fabrizi, rimossa giovedì mattina. E il processo non è ancora terminato.

Secondo quanto riportato, sono infatti in attesa dell’intervento della ditta anche le strutture di viale Regina Margherita e via Nazionale Adriatica Nord, di fronte al Globo. Considerando anche queste ultime due, si arriva così a dodici chioschi tra quelli già scomparsi e quelli destinati alla rimozione.

Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di un cambiamento che sta progressivamente modificando il paesaggio urbano di Pescara.

Dietro quei chioschi chiusi c’è innanzitutto una trasformazione profonda nel modo in cui consumiamo l’informazione. La carta ha perso quella centralità che aveva per decenni e una parte sempre maggiore delle notizie viene letta attraverso smartphone, siti internet e social network.

Ma proprio per questo il tema posto a Pescara diventa interessante: quando la funzione originaria di un’edicola viene meno, deve necessariamente scomparire anche il suo spazio?

È una questione diversa dal pretendere che un’attività commerciale non più sostenibile continui a esistere artificialmente. Il punto è capire se quelle strutture, soprattutto nelle zone nelle quali rappresentano da decenni un riferimento riconoscibile, possano acquisire una funzione nuova.

A riaccendere il dibattito è stata la rimozione dell’edicola numero 7 di via Nicola Fabrizi, storicamente legata alla famiglia Manzo e gestita, secondo quanto riferito dalla consigliera Di Stefano, per tre generazioni. L’assessore comunale Maria Rita Carota, secondo la ricostruzione della consigliera, avrebbe spiegato la rimozione con l’assenza di un subentro nella gestione.

Ed è proprio su questo passaggio che Di Stefano concentra la propria critica: «Se l’amministrazione riconosce che senza il consenso dei gestori la riconversione è difficile, allora la politica doveva intervenire prima, non dopo», sostiene la consigliera del Pd.

Si tratta della posizione dell’esponente dell’opposizione, alla quale va attribuita la responsabilità della critica politica. Ma la questione che solleva resta concreta: quanto tempo passa tra la cessazione dell’attività e la decisione di rimuovere definitivamente il chiosco? E in quel periodo viene realmente valutata un’alternativa?

Da edicole a infopoint e punti di bookcrossing: si può fare?

La consigliera comunale PD, Di Stefano ricorda di aver presentato già a dicembre un’interrogazione urgente e una proposta per recuperare le edicole non più utilizzate come punti vendita.

Tra le ipotesi indicate ci sono la trasformazione dei vecchi chioschi in infopoint o in spazi dedicati al bookcrossing, con l’obiettivo più generale di creare piccoli presìdi socio-culturali nei quartieri.

La consigliera sostiene che soluzioni di questo tipo siano già state sperimentate in altre città italiane e lamenta che, nonostante l’apertura manifestata dall’amministrazione e le risorse stanziate dal Consiglio comunale, il percorso non abbia ancora prodotto risultati concreti.

Nel frattempo, osserva, altri chioschi sono stati rimossi.

C’è poi un elemento temporale che alimenta la polemica. Secondo Di Stefano, la rimozione di via Fabrizi arriva a meno di due mesi dall’approvazione di una legge regionale a sostegno delle edicole.

Ed è proprio su questa apparente contraddizione che la consigliera costruisce il proprio attacco politico: da una parte la Regione approva una normativa e mette a disposizione risorse per sostenere il settore, dall’altra a Pescara continuano a essere rimosse strutture ormai prive di un gestore. Di Stefano parla di «desertificazione dello spazio sociale spacciata per progresso» e annuncia una nuova interrogazione per conoscere i tempi con i quali la legge regionale verrà applicata a Pescara.

Questo non significa automaticamente che la nuova normativa regionale avrebbe potuto impedire le singole rimozioni: sulla base delle informazioni disponibili non è possibile stabilirlo. Ma rende ancora più urgente capire quale strategia la città voglia adottare per le edicole che restano e per quelle che potrebbero chiudere in futuro.

Salvare le edicole o reinventarle?

Forse è proprio questa la distinzione da fare. Pensare di riportare le edicole al ruolo economico che avevano venti o trent’anni fa significherebbe ignorare quanto sia cambiato il mercato dell’informazione. Ma accettare che ogni chiosco chiuso debba semplicemente essere smontato significa rinunciare in partenza a immaginare un utilizzo diverso.

Dodici strutture in meno in meno di un anno sono anche dodici occasioni sulle quali interrogarsi.

Non tutte saranno recuperabili. Non tutte avranno una posizione adatta a una nuova funzione. E una riconversione deve avere costi, responsabilità e modalità di gestione sostenibili. Ma prima di caricare un altro chiosco su un camion, forse vale la pena porsi una domanda: Pescara vuole semplicemente eliminare le vecchie edicole o provare a trasformarle in qualcosa di nuovo?

Perché il giornale di carta può anche aver perso lettori. Lo spazio di quartiere, invece, potrebbe avere ancora qualcosa da raccontare.

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