Denatalità e spopolamento mettono in crisi le scuole d’Abruzzo

Questa mattina, 14 settembre, per la stragrande maggioranza degli studenti abruzzesi è tornato uno dei suoni più familiari: quello della campanella. Zaini sulle spalle, genitori davanti ai cancelli, nuovi compagni, insegnanti e il ritorno alla routine dopo le vacanze estive.

Ma nelle scuole d’Abruzzo ci sono anche 3.527 banchi che, rispetto allo scorso anno, non saranno più occupati. La popolazione scolastica regionale è scesa infatti da 158.432 a 154.905 studenti, con una riduzione del 2,23% in appena dodici mesi.

Il dato diventa ancora più impressionante allargando lo sguardo: nell’anno scolastico 2018/2019 gli studenti erano 173.121. In otto anni l’Abruzzo ne ha persi 18.216, il 10,5%.

Non è soltanto un problema della scuola. Quei banchi vuoti sono probabilmente una delle rappresentazioni più immediate della crisi demografica abruzzese. Perché meno bambini significano meno classi, una rete scolastica sempre più difficile da mantenere, soprattutto nei piccoli comuni, e un territorio che rischia progressivamente di perdere anche uno dei suoi principali presìdi sociali.

Oggi riaprono le scuole, ma tutti i banchi saranno occupati?

Denatalità e spopolamento mettono in crisi le scuole d’Abruzzo

Il dato di quest’anno non rappresenta un episodio isolato. La popolazione scolastica abruzzese diminuisce infatti ininterrottamente da otto anni.

Nel 2018/2019 gli studenti erano 173.121. L’anno successivo sono diventati 171.501, poi 169.425, 167.616, 165.148, 163.790, 160.852 e 158.432. Oggi si scende a 154.905.

Non c’è stato, in questo arco temporale, un solo anno di inversione della tendenza. E c’è un altro elemento che merita attenzione: nell’ultimo anno la discesa è diventata ancora più rapida.

Tra il 2024/2025 e il 2025/2026 erano stati persi 2.420 studenti. Nel passaggio all’attuale anno scolastico la diminuzione sale a 3.527, cioè 1.107 studenti in più persi rispetto al calo registrato l’anno precedente.

La provincia con il maggior numero di studenti resta Chieti, ma è anche quella che registra la diminuzione più consistente nell’ultimo anno. Gli iscritti passano da 45.348 a 44.048: significa 1.300 studenti in meno.

Il confronto con il 2018 è ancora più pesante. Allora erano 51.544: in otto anni la provincia ha perso 7.496 studenti, con una riduzione del 14,5%.

Subito dietro c’è Pescara. La popolazione scolastica passa da 42.064 a 40.796 studenti, con una perdita di 1.268 ragazzi in dodici mesi, pari a circa il 3%. Se sommiamo Pescara e Chieti arriviamo a 2.568 studenti in meno.

Significa che quasi tre studenti su quattro persi nell’ultimo anno in Abruzzo appartengono alle due province. Un dato particolarmente significativo perché dimostra che la contrazione della popolazione scolastica non riguarda esclusivamente i piccoli centri dell’entroterra.

Anche la provincia di Teramo continua a perdere iscritti. Si passa dai 37.009 studenti dello scorso anno ai 36.289 attuali, con una diminuzione di 720 unità.

Rispetto a otto anni fa il territorio teramano conta 3.561 studenti in meno, una riduzione di circa il 9%. Numeri che confermano come il fenomeno interessi ormai l’intera regione, anche se con intensità differenti.

La provincia che nell’ultimo anno sembra resistere maggiormente è L’Aquila. Gli studenti passano da 34.011 a 33.772, appena 239 in meno, con una diminuzione dello 0,7%.

Ma basta cambiare l’orizzonte temporale perché anche questo dato assuma un significato diverso. Nel 2018 gli studenti erano 36.573. Oggi sono quindi 2.801 in meno, con una contrazione del 7,7%. E proprio nell’Aquilano il problema assume u

Quando sparisce una classe, un paese diventa più fragile

In una grande città perdere qualche decina di studenti può tradursi nella riduzione del numero delle classi.

In un piccolo comune dell’Abruzzo interno, invece, anche pochi bambini possono determinare il futuro di un intero plesso scolastico. Ed è qui che la questione demografica rischia di trasformarsi in un circolo vizioso.

Meno nascite significano meno iscritti. Meno iscritti possono significare classi più piccole, accorpamenti e una rete scolastica sempre più difficile da mantenere.

Quando un plesso viene ridimensionato o viene meno, per una famiglia può significare dover percorrere più chilometri ogni mattina, organizzare diversamente il trasporto dei figli e dipendere maggiormente dai collegamenti con altri centri. La scuola, soprattutto nei paesi, è inoltre un presidio di comunità.

Attorno ad essa si muovono famiglie, insegnanti, servizi, associazioni e relazioni sociali. La sua progressiva perdita può quindi rendere un territorio ancora meno attrattivo proprio per quelle giovani famiglie di cui avrebbe bisogno per invertire lo spopolamento.

È forse questo il numero che dovrebbe far riflettere più di tutti. 18.216 studenti in meno dal 2018 a oggi.

È come se in otto anni dalle scuole abruzzesi fosse scomparsa la popolazione di una piccola città composta interamente da bambini e ragazzi. E non è avvenuto improvvisamente.

È successo anno dopo anno, quasi senza fare rumore: 173.121, 171.501, 169.425, 167.616, 165.148, 163.790, 160.852, 158.432 e infine 154.905. Una linea che continua a scendere.

Accorpare le scuole risolve davvero il problema?

Quando gli studenti diminuiscono, la risposta amministrativa può essere quella di riorganizzare la rete scolastica, accorpare istituti e distribuire diversamente le risorse.

Può essere necessario per gestire ciò che sta accadendo. Ma non risolve ciò che lo sta provocando.

Un accorpamento non fa aumentare le nascite, non crea nuovi posti di lavoro per i giovani, non convince una coppia a restare in un piccolo comune e non riporta automaticamente una famiglia in un’area che si sta spopolando. Ed è forse questo il punto sul quale i 3.527 studenti persi in appena un anno dovrebbero costringerci a riflettere.

Oggi riaprono le scuole e l’attenzione, giustamente, è rivolta agli studenti che tornano in classe. Ma forse dovremmo iniziare a guardare anche i banchi rimasti vuoti.

Perché 18.216 studenti in meno in otto anni non raccontano soltanto una scuola che si restringe. Raccontano un Abruzzo che sta perdendo progressivamente le proprie generazioni più giovani.

Ma se continuiamo a perdere studenti a questo ritmo, quali abruzzesi entreranno in quelle aule tra dieci anni?

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