Classe con una sola alunna: quanto costa?

Linda, una bambina di 6 anni tiene in vita una prima elementare a Celenza sul Trigno, in provincia di Chieti. Per lei è semplicemente l’inizio della scuola, contenta della nuova avventura , ma ancora troppo piccola per sapere che la sua presenza tra quei banchi assume un significato molto più grande. Perché quella prima classe, senza Linda, quest’anno non ci sarebbe stata. Una scelta precisa della sua famiglia: iscriverla nella piccola scuola del territorio anziché cercare altrove.

E così la storia di una bambina di sei anni diventa la fotografia di uno dei problemi più grandi dell’Abruzzo interno: quanto vale mantenere una scuola in un paese che perde abitanti? E quanto siamo disposti a spendere perché anche un solo bambino possa continuare a studiare vicino a casa?

Scuole con pochi alunni in Abruzzo e in Italia

Classe con una sola alunna: quanto costa?

Celenza sul Trigno non è un caso isolato. In Italia esistono piccole scuole nelle quali i numeri degli iscritti sono ridottissimi, soprattutto sulle isole, nelle zone montane e nei territori interessati dallo spopolamento. Sono situazioni nelle quali applicare esclusivamente una logica numerica diventa complicato.

Una famiglia che non trova più una scuola vicino casa deve organizzare spostamenti quotidiani. E per un giovane nucleo familiare che deve decidere se restare o trasferirsi, la presenza di una scuola può diventare uno degli elementi decisivi.

Ad esempio a  Ginostra, piccolo borgo sull’isola di Stromboli, è stata aperta una scuola elementare per una sola bambina, con un insegnante dedicato. Situazioni analoghe sono state raccontate negli anni anche a Marettimo, nelle Egadi, e ad Alpette, piccolo comune montano della provincia di Torino.

Il denominatore comune è quasi sempre lo stesso: territori geograficamente isolati o demograficamente fragili nei quali garantire la scuola significa garantire molto più di un servizio educativo. 

Significa provare a rendere ancora possibile vivere lì. 

In Abruzzo si cercano nuovi modi per salvare le piccole scuole

Per noi abruzzesi la vicenda di Celenza sul Trigno richiama inevitabilmente “Un mondo a parte”, il film del 2024 diretto da Riccardo Milani con Antonio Albanese e Virginia Raffaele.

La pellicola è ambientata nell’Abruzzo montano e alcune delle principali scene sono state girate tra Opi e Pescasseroli. Al centro della storia c’è un maestro che lascia Roma per insegnare in una piccola scuola di montagna e si ritrova davanti a una pluriclasse di appena sette bambini. Il problema diventa presto quello di raggiungere un numero sufficiente di iscritti per evitare la chiusura della scuola.

La storia è cinematografica, quella di Linda è reale. Ma la domanda di fondo è sorprendentemente simile. Se chiude la scuola, cosa succede al paese?

Nell’Alto Vastese il problema è concreto: meno abitanti significano meno bambini, meno bambini significano meno iscrizioni e meno iscrizioni rendono sempre più fragile la permanenza delle scuole nei piccoli centri.

A quel punto può innescarsi il meccanismo inverso. Se una famiglia non trova più scuola e servizi essenziali, vivere in un piccolo paese diventa più difficile. E se le giovani famiglie se ne vanno, diminuiscono ulteriormente anche i potenziali alunni.

La scelta della famiglia di Linda assume quindi un significato che supera il percorso scolastico della bambina. 

In particolare, per contrastare lo spopolamento delle aree interne della regione negli ultimi anni sono state sperimentate risposte differenti.

Ad esempio, nell’area Gran Sasso-Valle Subequana, sono stati sviluppati progetti per mettere in rete i servizi educativi e rafforzare l’offerta rivolta alla fascia 0-14 anni. L’obiettivo è considerare la scuola come parte di un sistema territoriale più ampio, condividendo servizi e opportunità tra diversi centri.

Un altro esempio arriva da Pacentro, dove la risposta al declino demografico è passata anche dall’investimento sulla qualità della scuola. La Scuola dei Desideri “Mario Silvestri”, inaugurata nel 2024, è stata progettata da Mario Cucinella Architects e LAP architettura dopo un percorso partecipativo con studenti e cittadini. Il progetto nasce esplicitamente in un territorio interessato da decenni da progressivo spopolamento e punta anche ad attirare studenti dai comuni vicini. La struttura è stata progettata per circa cento alunni, distribuiti tra cinque classi della primaria e tre della secondaria di primo grado.

Qui la scuola diventa anche centro civico, con spazi flessibili, una grande piazza coperta e un rapporto diretto con il paesaggio circostante. L’investimento complessivo è stato di 1,7 milioni di euro, finanziato con risorse post-sisma del piano “Scuola d’Abruzzo – Il Futuro in Sicurezza”.

La logica è interessante: non mantenere una piccola scuola soltanto perché esiste, ma renderla abbastanza attrattiva da convincere le famiglie a sceglierla.

Quanto costa insegnare a una sola bambina?

Ed eccoci alla domanda più scomoda. Se Linda è l’unica alunna della prima elementare, quanto costa garantire quella classe?

Qui è necessaria una precisazione importante: non esiste un conto pubblico specifico disponibile per la classe di Linda e sarebbe scorretto affermare che sappiamo esattamente quanto costa allo Stato.

Le stime indicate nelle fonti fornite collocano una classe con un solo alunno nell’ordine di 35-45mila euro l’anno. Inoltre, un riferimento più solido arriva dalle tabelle contrattuali nazionali. Dal 1° gennaio 2026 la retribuzione tabellare annua di un docente della scuola primaria parte da 23.343,16 euro per 12 mensilità, per un insegnante con anzianità da zero a otto anni, e cresce progressivamente fino a 33.784,96 euro per chi supera i 35 anni di servizio. A queste cifre va aggiunta la tredicesima e vanno considerati gli altri elementi retributivi e gli oneri previsti. E il docente non rappresenta l’intero costo.

Una scuola deve essere riscaldata, illuminata, pulita e mantenuta anche se in una classe siede un solo bambino. Ci sono inoltre il personale ATA, i materiali e tutti gli altri costi condivisi necessari al funzionamento del plesso.

Ma spendere decine di migliaia di euro per un solo alunno ha senso? È qui che la storia smette di essere soltanto economica.

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