Nel weekend del 19 e 20 settembre, alcuni comuni della provincia di Pescara scelgono di raccontare l’Abruzzo partendo dalle sue radici e dalle sue tradizioni.
Da una parte i carri ricoperti d’uva che attraversano un borgo celebrando la vendemmia. Dall’altra una lunga brace tra due file di mattoni, gli spiedini di carne di pecora e una piazza riportata idealmente indietro di quasi un secolo.
Due manifestazioni differenti, ma con la stessa idea di fondo: non limitarsi a mangiare e bere prodotti tipici, ma ricostruire la storia e il mondo dal quale quei prodotti provengono.
A Città Sant’Angelo torna la Sagra dell’Uva
A Città Sant’Angelo torna la Sagra dell’Uva, arrivata alla 39ª edizione e quest’anno inserita per la prima volta in un circuito che unisce cinque comuni accomunati dalla tradizione delle feste dedicate alla vendemmia
L’appuntamento principale a Città Sant’Angelo è fissato per domenica 20 settembre. La Sagra dell’Uva porterà nuovamente i carri allegorici lungo le strade del centro storico. Il Comune la presenta come una festa dedicata all’uva, al vino e alle tradizioni agricole.
La giornata comincerà già alle 10 nel Giardino Comunale, con giochi e attività per adulti e bambini. Alle 13, davanti alla Collegiata di San Michele Arcangelo, è prevista la benedizione dei trattori, degli agricoltori e del nuovo raccolto.
Poi il momento più atteso. La sfilata prenderà il via alle 15 dalla curva della Martella per attraversare il centro storico, passando lungo il Corso, Porta Borea e la circonvallazione.
Parteciperanno carri di Città Sant’Angelo e di altri comuni coinvolti nel nuovo circuito. Il programma ufficiale indica in particolare la presenza dei carri di Atri, Bisenti e Mosciano Sant’Angelo. La manifestazione si concluderà con la premiazione dei carri e delle altre attività organizzate durante la giornata.
Non mancheranno folklore, animazione, street food e iniziative collaterali. Ma dietro la festa resta soprattutto un’immagine legata alla storia agricola: il raccolto che diventa occasione di festa per un’intera comunità.
La vera novità del 2026 è infatti la scelta di non lasciare le singole sagre isolate.
È nato “Uva Viva Uva”, un evento diffuso che mette in rete cinque comuni abruzzesi e le rispettive feste dell’uva. Il circuito è partito il 6 settembre da Atri, è proseguito il 13 a Mosciano Sant’Angelo e arriva domenica 20 a Città Sant’Angelo. Le tappe successive saranno Morro d’Oro il 27 settembre e Bisenti il 4 ottobre.
È un passaggio interessante perché trasforma manifestazioni nate all’interno delle singole comunità in un itinerario territoriale dedicato alla cultura del vino e della vendemmia.
In particolare, a Città Sant’Angelo la festa comincia già venerdì 18 settembre con “Cantine & Cortili”, in programma fino a domenica. Dalle 19 sarà possibile degustare i vini delle cantine partecipanti passeggiando nel centro storico, con musica dal vivo e intrattenimento. Il ticket indicato dal Comune costa 10 euro e comprende tre consumazioni, calice e sacchetta.
Il vino diventa così il filo che lega le tre giornate: prima attraverso la degustazione, poi con la rievocazione del mondo agricolo e la sfilata dei carri.
Civitaquana nel weekend torna al 1930 con “L’Arrosticciere in Piazza”
A poco più di trenta chilometri di distanza, Civitaquana compie invece un viaggio ancora più preciso nel passato.
Sabato 19 e domenica 20 settembre torna “L’Arrosticciere in Piazza”, arrivato all’ottava edizione, una vera rievocazione storico-antropologica nata da una fotografia scattata proprio nel paese il 12 ottobre 1930.
Il centro storico viene trasformato idealmente in una piazza abruzzese di inizio Novecento: figuranti con abiti d’epoca, antichi mestieri, artigiani, musica e balli popolari. E naturalmente gli arrosticini.
Ma questa manifestazione ha una particolarità: la rievocazione nasce da una fotografia realmente scattata a Civitaquana quasi cento anni fa. Il 12 ottobre 1930, durante una festa del paese, gli studiosi svizzeri Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs fotografarono a Civitaquana una scena destinata a diventare un documento della cultura popolare abruzzese.
Nell’immagine si vede la preparazione della carne di pecora e la sua cottura secondo una tecnica molto diversa dall’attuale fornacella: piccoli pezzi infilati su bastoncini e disposti sulla brace tra due file parallele di mattoni. La fotografia fu successivamente pubblicata nella raccolta “Gli Abruzzi dei Contadini 1923-1930” e proprio quell’immagine ha dato il nome alla manifestazione: “L’Arrosticciere in Piazza”. Anche il portale turistico nazionale Italia.it collega esplicitamente l’evento di Civitaquana a quella fotografia storica.
La storia diventa ancora più particolare. Secondo le ricostruzioni che accompagnano la manifestazione, alcuni anziani di Civitaquana riconobbero nelle persone immortalate nella fotografia i nonni di alcuni componenti della famiglia Ginestrino, storicamente legata alla macelleria e alla ristorazione locale. La ricostruzione sarebbe stata successivamente supportata da ricerche archivistiche della famiglia.
Proprio da quella memoria familiare è nata l’idea di ricostruire la scena e trasformarla in una manifestazione dedicata alla cultura pastorale. Nel 2019 l’evento era già alla terza edizione, mentre quest’anno raggiunge l’ottava.
Ed è forse questa la parte più curiosa dell’intero weekend. A Civitaquana non si vuole semplicemente servire l’arrosticino, ma mostrare come veniva preparato e cotto un tempo.
La carne di pecora veniva tagliata manualmente e infilata su sottili bastoncini ricavati anche da olivo o sanguinello, quindi sistemata sopra una lunga brace contenuta tra due file di mattoni. La manifestazione ripropone quel gesto insieme agli antichi mestieri e alla vita della comunità contadina e pastorale.
Per questo definirla semplicemente una sagra dell’arrosticino sarebbe riduttivo: l’obiettivo dichiarato è quello della rievocazione storica.
Sabato e domenica le vie del borgo saranno quindi animate da figuranti, artigiani, laboratori per bambini, musica popolare, balli tradizionali, stand gastronomici e momenti dedicati alla storia locale. L’ingresso è libero
Uva e arrosticini: quando una sagra racconta qualcosa in più
In pochi chilometri, questo fine settimana, si potranno vedere due Abruzzi del passato. Quello agricolo della vendemmia, dei trattori e dei carri dell’uva a Città Sant’Angelo. E quello pastorale di Civitaquana, della carne di pecora tagliata a mano e cotta sulla brace come mostra una fotografia del 1930.
È proprio questo elemento a distinguere le due manifestazioni da un semplice calendario di sagre.
Mangiare un arrosticino o bere un bicchiere di vino è la parte più immediata. Capire perché quei prodotti sono diventati parte dell’identità abruzzese è qualcosa di diverso. Questo weekend Città Sant’Angelo e Civitaquana proveranno a farlo in due modi differenti: un carro carico d’uva e una brace accesa tra due file di mattoni.
E forse è questa la sfida più interessante per le feste popolari di oggi: non trasformare le tradizioni in una scenografia costruita per i turisti, ma utilizzare il turismo per continuare a raccontare da dove veniamo.





