Prima sono aumentate le bollette. Poi carburanti e carrello della spesa. A Pescara è diventata più cara anche la Tari. Adesso, per una parte degli abruzzesi, al conto arriva una nuova stangata, al quale si aggiungono i nuovi importi di alcune prestazioni sanitarie e gli avvisi con cui le ASL abruzzesi stanno cercando di recuperare vecchie somme.
Ed è proprio la sanità a rendere il quadro particolarmente delicato.
Perché pagare di più per benzina o elettricità significa fare i conti con l’aumento generale del costo della vita. Pagare di più per curarsi apre invece una domanda differente: cosa succede quando al cittadino viene chiesto un ulteriore contributo proprio mentre in Abruzzo persistono problemi nelle liste d’attesa?
Dopo bollette e benzina, aumenta ancora il costo della sanità?
Dal 21 settembre è entrato in vigore il nuovo tariffario nazionale che aggiorna 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica. Attenzione, però: tariffa e ticket pagato dal cittadino non sono necessariamente la stessa cosa. Quanto resta a carico dell’assistito dipende dalle regole di compartecipazione, dalle esenzioni e dalle disposizioni applicabili.
Federconsumatori Abruzzo sostiene che sulle tariffe interessate l’incremento medio sia del 5,8% e sottolinea che gli aumenti riguardano anche prestazioni comuni, come visite specialistiche ed esami. Secondo l’associazione, a livello nazionale il maggior gettito a carico dei cittadini supererebbe i 27 milioni di euro l’anno. Preso singolarmente, un aumento di pochi euro potrebbe sembrare marginale. Il problema è dove arriva quell’aumento.
Infatti, Federconsumatori denuncia anche da mesi il recapito di migliaia di richieste di pagamento. L’associazione cita gli accertamenti della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, relativi in alcuni casi a presunte irregolarità risalenti anche a dieci anni fa, e quelli avviati dalla ASL 2 Lanciano-Vasto-Chieti. Le richieste riguardano, tra l’altro, presunte mancate disdette di prenotazioni sanitarie.
Secondo Federconsumatori, una parte delle contestazioni sarebbe basata su banche dati incomplete o imprecise e avrebbe raggiunto anche persone che sostengono di avere regolarmente annullato l’appuntamento, di essere esenti o di non avere ricevuto precedenti solleciti.
Recuperare somme effettivamente dovute è un obbligo per un’amministrazione pubblica. Il problema nasce quando a distanza di molti anni cittadino e ASL non concordano nemmeno sull’esistenza del debito.
Nel frattempo, in Abruzzo le liste d’attesa sono peggiorate. Tra il primo semestre 2025 e quello del 2026, in Abruzzo la percentuale di prime visite effettuate entro i tempi di garanzia è scesa dal 76,1% al 73,5%.
Ancora più evidente il peggioramento degli esami diagnostici: dal 76,1% al 65,3%, una diminuzione di 10,8 punti percentuali, indicata come la più consistente tra le regioni.
E quando il sistema pubblico non riesce a offrire una prestazione nei tempi necessari, chi può permetterselo può rivolgersi al privato, sostenendo direttamente il costo della visita o dell’esame. Un costo di oltre 46 miliardi di euro di spesa sanitaria privata, che sottolinea come, sempre più cittadini siano costretti a integrare con risorse proprie ciò che il pubblico non riesce a garantire nei tempi desiderati.
Quanto stanno pagando in più le famiglie abruzzesi?
Mettere tutto insieme permette di capire perché anche pochi euro aggiuntivi per una prestazione sanitaria possano diventare politicamente e socialmente sensibili.
Non è però corretto affermare che ogni famiglia abruzzese stia pagando automaticamente 1.500 o 1.800 euro in più. Il conto cambia enormemente in base a numero dei componenti, consumi, automobili, abitazione, stato di salute ed eventuali esenzioni.
Una stima CNA, ci dice che per il 2026, se i livelli dei prezzi energetici restano elevati, energia, carburanti e alimentari possono comportare circa 1.000 euro di maggiore spesa per una famiglia media, con un incremento che può raggiungere 1.200-1.300 euro per i nuclei con figli e consumi energetici maggiori. CNA scompone così l’aggravio potenziale:
- 300-400 euro in più per luce e gas;
- 200-300 euro per i carburanti;
- 250-350 euro per l’effetto indiretto sui prezzi alimentari.
Per una famiglia con due figli, casa grande e due automobili, la maggiore spesa complessiva può arrivare, secondo la simulazione CNA, fino a 1.500 euro l’anno.
Per una famiglia pescarese c’è poi un altro aumento, la Tari 2026 che cresce in misura differente a seconda della composizione del nucleo e della superficie dell’abitazione. Gli incrementi vanno da 17,18 euro per una persona in 60 metri quadrati fino a 64,95 euro per nuclei di almeno sei persone in 180 metri quadrati. Una famiglia di quattro persone paga invece 39,24 euro in più in un’abitazione di 90 metri quadrati e 45,70 euro se vive in 120 metri quadrati.
Il conto può quindi superare 1.300 euro? Per alcune famiglie sì, per altre sarà molto inferiore. Poi arriva la sanità.
Ed è qui che non esiste un conto medio serio da aggiungere automaticamente. Una famiglia esente che non riceve alcun accertamento potrebbe avvertire pochissimo l’effetto dei nuovi ticket. Un nucleo che utilizza frequentemente la specialistica può invece accumulare diversi aumenti nel corso dell’anno. Chi riceve inoltre uno o più avvisi ASL contestati si trova davanti a un esborso potenzialmente ancora maggiore nello stesso portafoglio dal quale sono già usciti i soldi per bollette, benzina, alimentari e tasse locali.
La sanità abruzzese aiuta ancora i cittadini o li fa pagare?
È probabilmente questa la domanda alla quale il dibattito sui conti non riesce, da solo, a rispondere. Perché una sanità pubblica può migliorare il proprio bilancio e contemporaneamente avere ancora problemi nell’erogazione di alcune prestazioni. Allo stesso modo, un peggioramento delle liste d’attesa non significa che tutto il sistema sanitario regionale non funzioni: Agenas registra, per esempio, miglioramenti nelle prestazioni urgenti.
Quanto è ragionevole chiedere ancora al cittadino prima di avergli garantito il servizio? La Regione rivendica il miglioramento dei conti e sta portando avanti interventi anche attraverso il PNRR sanitario. Federconsumatori, invece, considera contraddittorio aumentare la pressione economica sugli utenti mentre persistono liste d’attesa e contenziosi sulle vecchie richieste di pagamento.
Sono due piani diversi: la sostenibilità finanziaria del sistema e la qualità del servizio percepita dal cittadino. Per una famiglia che nel 2026 può già spendere oltre mille euro in più per energia, carburanti e alimentari, sentirsi chiedere altri soldi per la sanità pesa molto più dei pochi euro scritti sul singolo ticket.
Perché quando si parla di salute la domanda non è soltanto quanto ci costa la sanità abruzzese. È soprattutto un’altra: quanto ci restituisce, quando abbiamo davvero bisogno di curarci?





