Natale, Capodanno ed Epifania con l’ordinanza “Cenerentola”. A Pescara le restrizioni sulla movida nell’area di piazza Muzii saranno prorogate fino al 31 gennaio 2027, attraversando quindi l’intero periodo delle festività natalizie.
Dalla mezzanotte alle 6, nel fine settimana, torna lo stop alla somministrazione all’esterno. Restano inoltre gli obblighi per gli esercenti relativi alla gestione della clientela, alle emissioni sonore e alla pulizia delle aree circostanti.
Proroga dell’Ordinanza Cenerentola: è in contrasto con la crisi dei bar abruzzesi?
Alla base della nuova proroga ci sono gli esiti dell’ultima campagna di monitoraggio acustico dell’ARPA, discussi dal Tavolo tecnico del 22 settembre. Nel documento viene ritenuta necessaria la prosecuzione delle misure come accompagnamento verso un futuro regime ordinario.
Il provvedimento interessa piazza Muzii e il quadrilatero circostante. Nel fine settimana, dalle 24 alle 6, è vietata la somministrazione sui tavoli e sulle sedie all’esterno, mentre l’attività può proseguire all’interno. Sono previste inoltre limitazioni all’asporto notturno di bevande alcoliche in contenitori di vetro o metallo.
Le sanzioni vanno da 2.000 a 20.000 euro. Agli esercenti viene richiesto anche di vigilare sui comportamenti della clientela, gestire porte e finestre per contenere le emissioni sonore e provvedere alla pulizia delle aree circostanti riducendo al minimo il rumore.
L’obiettivo è tutelare i residenti di una zona nella quale il problema dell’inquinamento acustico viene discusso da anni.
Ma la proroga è in contrasto con la crisi dei bar? Non necessariamente. Esiste però una tensione evidente tra due esigenze.
Da una parte c’è il diritto dei residenti alla quiete e alla tutela della salute, soprattutto quando i monitoraggi evidenziano criticità acustiche. Dall’altra c’è un settore in difficoltà.
Nel solo Pescarese i bar sono diminuiti da 913 a 841: 72 attività in meno. Nella città di Pescara le chiusure registrate sono state 15.
Non ci sono elementi per sostenere che le restrizioni di piazza Muzii siano responsabili della più ampia crisi regionale dei bar, legata a fenomeni molto più complessi. Una restrizione prolungata può però rappresentare un ulteriore elemento di pressione per le imprese direttamente coinvolte, soprattutto quando una parte importante degli incassi dipende dal servizio serale e dai dehors.
Ma per ridurre il rumore bisogna per forza togliere i tavolini?
È probabilmente la domanda centrale. Il problema acustico non può essere ignorato, ma neppure considerato definitivamente risolto attraverso una successione di ordinanze temporanee.
Una delle alternative già emerse nel dibattito pescarese è il “Patto per la Notte”, proposto dalle associazioni di categoria. L’ipotesi prevedeva regole differenziate: nei fine settimana e nei prefestivi attività fino all’1:30, mentre dalla domenica al giovedì lo stop sarebbe rimasto a mezzanotte, con un margine per consentire il deflusso ordinato della clientela.
L’obiettivo sarebbe passare dai soli divieti a una regolamentazione complessiva dell’economia notturna.
Controllare il rumore invece di controllare soltanto l’orologio? Un’altra strada è rendere più preciso il monitoraggio acustico. Individuare dove e quando avvengono gli sforamenti permetterebbe controlli più mirati, distinguendo il rumore prodotto direttamente da un’attività da quello generato dalla concentrazione di persone negli spazi pubblici.
Chiudere un dehors può ridurre la presenza di persone in un punto, ma non garantisce che quelle persone scompaiano: potrebbero semplicemente spostarsi.
Alle limitazioni orarie potrebbero affiancarsi steward o figure di mediazione notturna, incaricati di presidiare le aree più frequentate, limitare gli assembramenti davanti alle abitazioni e favorire un deflusso più silenzioso.
Sul fronte dei locali si può intervenire invece sull’insonorizzazione, sugli impianti audio, sugli infissi e sull’organizzazione degli spazi esterni, valutando anche incentivi per gli interventi di risanamento acustico.
C’è infine una questione urbanistica: è sostenibile concentrare gran parte dell’intrattenimento notturno in poche strade circondate da abitazioni? Oppure Pescara potrebbe sviluppare nel tempo più poli della vita notturna, distribuendo maggiormente i flussi?
Nessuna soluzione, da sola, eliminerebbe il problema. Ma un insieme di interventi potrebbe consentire di superare il semplice principio del “dopo mezzanotte no”.
Cosa succede se l'ordinanza Cenerentola continua a essere prorogata?
Qui si apre il problema forse più interessante. Un’ordinanza nasce per affrontare una determinata situazione per un periodo definito. Se però la stessa misura viene continuamente reiterata, può produrre conseguenze più durature.
La prima è l’incertezza per le imprese. Chi deve investire in un’attività ha bisogno di conoscere le regole con cui dovrà confrontarsi negli anni successivi. Se orari e utilizzo degli spazi esterni dipendono da proroghe periodiche, diventa più difficile programmare investimenti, personale e modello di business.
Piazza Muzii potrebbe cambiare identità. Un’altra possibile conseguenza riguarda la composizione commerciale della zona. Se nel lungo periodo diventasse meno conveniente investire in attività fortemente dipendenti dalla notte, il mercato potrebbe orientarsi verso format differenti: più ristorazione anticipata, colazioni, attività diurne o locali meno legati alle ore notturne.
Non necessariamente sarebbe un peggioramento. Sarebbe però un cambiamento dell’identità commerciale di piazza Muzii, diventata negli ultimi anni uno dei principali poli del food & beverage pescarese.
C’è poi un possibile effetto geografico. Limitare la movida in una zona non significa necessariamente ridurre la domanda di socialità.
Una parte del pubblico potrebbe scegliere altri quartieri di Pescara o località della costa, con il rischio di spostare il problema acustico anziché risolverlo. È un’ipotesi, non una conseguenza automatica, ma è un elemento da considerare in una regolamentazione strutturale della notte.
Quindi Pescara può vivere di giorno e dormire di notte? È questa, alla fine, la vera sfida. I residenti hanno diritto alla quiete. Gli imprenditori hanno bisogno di condizioni che rendano sostenibili le proprie attività. E una città turistica ha interesse ad avere ristoranti, locali, eventi e una vita serale attrattiva senza trasformare il riposo di chi abita in centro nel prezzo da pagare.
Pescara ha già sperimentato ordinanze, controlli, rilevazioni fonometriche, ricorsi e nuove regolamentazioni. Ora l’ultima proroga arriverà fino al 31 gennaio 2027.
Nel frattempo l’Abruzzo ha perso 460 bar tra il 2019 e il 2025, mentre la desertificazione commerciale interessa sempre più anche centri di medie dimensioni e periferie urbane. Sono due fenomeni diversi e non sarebbe corretto sovrapporli. Ma insieme pongono una domanda alla città: per quanto tempo la movida di Pescara può essere governata attraverso continue proroghe?
Forse il punto non è scegliere tra il sonno dei residenti e il lavoro dei commercianti, ma trovare finalmente regole strutturali che permettano a entrambi di convivere.





