Storia delle Scappavie: il gioco che rivive a Città Sant’Angelo

Prima dei videogiochi, degli smartphone e dei giocattoli elettronici, a Città Sant’Angelo per divertirsi poteva bastare una scappavia.

Quel gioco di strada torna protagonista venerdì 2 e sabato 3 ottobre con la seconda edizione della Corsa delle Scappavie Angolane, organizzata dall’associazione Meccaniche Divine e promossa da Tony Antonilli.

L’evento prova a recuperare uno dei giochi dell’infanzia di una volta, insegnandolo ai bambini e trasformando le strade del centro storico in un luogo d’incontro tra generazioni.

Ma che cos’era esattamente una scappavia e come si costruiva?

Come nasce la tradizione delle scappavie e cosa sono?

Storia delle Scappavie: rivive a Città Sant’Angelo

La scappavia appartiene alla cultura dei giochi costruiti dai bambini stessi.Non serviva comprare un mezzo già pronto: bisognava inventarlo. Legno e componenti meccanici recuperati diventavano così un piccolo veicolo da corsa e le discese del paese si trasformavano in piste.

Era un divertimento che univa manualità e competizione. Prima bisognava costruire una scappavia capace di funzionare, poi avere abbastanza coraggio e abilità per guidarla. Anche la posizione assunta sul mezzo poteva cambiare. Tony Antonilli ricorda che si poteva scendere seduti oppure addirittura sdraiati all’indietro, cercando così di opporre meno resistenza all’aria. E naturalmente gli incidenti facevano parte del gioco.

Un piccolo mezzo artigianale senza motore, costruito dai ragazzi utilizzando soprattutto legno e materiali recuperati. Niente pedali e, naturalmente, niente motore. A farla muovere era la gravità.

La conformazione collinare di Città Sant’Angelo e le discese del borgo offrivano il terreno ideale: ci si sedeva sul mezzo e si lasciava che fosse la pendenza ad aumentare progressivamente la velocità. Una tavola di legno, cuscinetti a sfera recuperati nelle officine, un bullone, una corda e una strada abbastanza ripida da trasformare un pomeriggio in una gara.

Tony Antonilli ricorda di aver costruito da ragazzo la propria scappavia partendo da una tavola di legno, alla quale venivano aggiunte le ruote posteriori e un asse anteriore mobile. Quest’ultimo veniva fissato al telaio con un bullone centrale che gli permetteva di oscillare a destra e a sinistra. Una corda collegata alle estremità consentiva al giovane pilota di sterzare.

Una meccanica elementare, ma tutt’altro che banale per chi doveva costruirla con quello che riusciva a trovare.

I cuscinetti a sfera erano il tesoro dei ragazzi. Il pezzo più importante erano le ruote. Non pneumatici, ma cuscinetti a sfera metallici, spesso recuperati nelle officine meccaniche. Per i ragazzi erano quasi oggetti preziosi. Venivano cercati, conservati, lucidati e mostrati agli amici. Dalla qualità e dalle dimensioni dei cuscinetti potevano dipendere anche la scorrevolezza e la velocità della scappavia.

Ed erano proprio quei cuscinetti sull’asfalto a produrre uno dei tratti più riconoscibili del gioco: il caratteristico rumore metallico che accompagnava la discesa.

Le scappavie moderne utilizzate nella manifestazione conservano questo elemento. Nel regolamento della corsa è infatti previsto che le ruote siano costituite da cuscinetti a sfera, mentre il pianale deve essere in legno

Dal gioco di strada alla Corsa delle Scappavie Angolane

Con il passare degli anni le strade sono cambiate, il traffico è aumentato e i modi di giocare dei bambini sono diventati completamente diversi. Quella tradizione rischiava quindi di rimanere soltanto nei ricordi di chi l’aveva vissuta. Da qui nasce l’idea di recuperarla attraverso la Corsa delle Scappavie Angolane.

L’evento moderno conserva lo spirito del vecchio gioco ma lo inserisce in una manifestazione organizzata, con un percorso definito e regole di sicurezza. Già il regolamento della precedente edizione prevedeva casco, guanti, ginocchiere e gomitiere obbligatori, oltre alla presenza di freni sui mezzi. Il tracciato veniva inoltre protetto con chicane, pneumatici e balle di paglia.

La gara trasforma così un passatempo spontaneo di strada in una rievocazione che prova a conservare soprattutto l’ingegno e la memoria che stavano dietro quelle tavole con le ruote.

Prima della corsa i bambini imparano a costruirle. Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante della manifestazione.

Venerdì 2 ottobre, dalle 16 in piazza delle Poste, è in programma l’Officina delle Scappavie, un laboratorio dedicato alle scuole locali. I bambini potranno vedere come nasce uno di questi mezzi e scoprire materiali e principi utilizzati per costruirlo.

Non si tratta quindi soltanto di mostrare alle nuove generazioni un vecchio giocattolo. L’idea è far sperimentare un modo di divertirsi nel quale il gioco cominciava prima ancora di giocare: bisognava cercare i materiali, assemblarli, capire come far sterzare il mezzo e trovare una soluzione quando qualcosa non funzionava.

La giornata principale sarà sabato 3 ottobre. Si comincia alle 11 con le registrazioni dei partecipanti. Dalle 11:30 alle 15 sono previste le corse libere aperte a tutti, mentre dalle 15 alle 19:30 arriverà il momento della vera competizione.

I partecipanti affronteranno la discesa in una gara a cronometro, con partenza da piazza delle Poste e arrivo al Belvedere. La velocità da sola non basta: bisogna riuscire a controllare un mezzo essenziale, senza motore, sfruttando la pendenza e affrontando il percorso nel minor tempo possibile.

La gara è intitolata a Paolo Antonilli, giornalista e collaboratore de Il Centro, al quale è dedicato il memorial. Alle 20 sono previste le premiazioni, con prodotti gastronomici locali, mentre dalle 20:30 la manifestazione proseguirà con cibo e musica.

Una corsa per non perdere i giochi di una volta

La Corsa delle Scappavie racconta qualcosa che va oltre la semplice nostalgia. I giochi tradizionali erano spesso legati direttamente ai luoghi nei quali nascevano.

Una strada in discesa non era soltanto una strada. Poteva diventare una pista. Un vecchio cuscinetto meccanico non era soltanto un pezzo da buttare. Poteva diventare una ruota. E una tavola avanzata poteva trasformarsi nel mezzo con cui sfidare gli amici.

A Città Sant’Angelo quella memoria viene recuperata attraverso una manifestazione che mette insieme bambini, adulti e persone che quelle discese le hanno percorse davvero molti anni fa. Per due giorni, quindi, il rumore dei cuscinetti tornerà a risuonare nel centro storico.

E forse il fascino della scappavia sta proprio qui: ricordare un tempo in cui, per costruire il proprio divertimento, potevano bastare quattro cuscinetti, qualche pezzo di legno e una strada in discesa.

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